Dopo dodici mesi a 34 metri di profondità, 1.002 bottiglie di Barolo Rivetto sono riemerse dalle acque al largo di Kirkenes, nel nord della Norvegia. È il primo Barolo affinato nelle acque artiche e porta un nome che parla da sé: Arctic Barolo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Rivetto, cantina di Serralunga d’Alba, e Hurtigruten, storica compagnia norvegese che da oltre 130 anni collega le comunità lungo la costa del Paese con i suoi viaggi marittimi. Protagonista è il Barolo 2021 del Comune di Serralunga d’Alba, che ora arriverà in esclusiva a bordo delle navi Hurtigruten.
Dodici mesi a 70° Nord
Le bottiglie hanno trascorso un anno a 70° Nord, in condizioni molto lontane da quelle di una cantina tradizionale. La temperatura è rimasta pressoché costante, intorno ai 5–6 °C. A questo si aggiungono un’oscurità completa e una pressione di circa 4 bar.
L’obiettivo era semplice quanto inusuale. Si trattava infatti di osservare cosa sarebbe accaduto a un Barolo già affinato secondo il proprio percorso tradizionale, una volta esposto per un periodo prolungato alle particolari condizioni del mare artico.
Per l’esperimento, Rivetto ha scelto il suo Barolo 2021 del Comune di Serralunga d’Alba. L’azienda, tra l’altro, è certificata biologica e biodinamica. Prima dell’immersione, il vino aveva già completato il suo normale percorso di vinificazione e affinamento, compresi 24 mesi in grandi botti di rovere.

Il verdetto nel bicchiere
Una volta recuperate le bottiglie, è arrivato il momento della verità. Arctic Barolo si è confrontato per la prima volta con lo stesso vino, rimasto per dodici mesi nella cantina di Rivetto. A guidare la degustazione comparativa c’era Henrik Dahl Jahnsen, Presidente della Norwegian Sommelier Association, che ha sottolineato come le differenze tra le due bottiglie siano apparse subito nette:
“La differenza tra il vino conservato in cantina e quello affinato nelle acque artiche è risultata immediatamente evidente. Arctic Barolo mostrava un colore rubino più brillante e giovane, con un profilo aromatico più fresco e preciso, caratterizzato da note di frutti selvatici e fiori. Anche i tannini apparivano più freschi e croccanti, conferendo al vino un’espressione complessivamente più giovane. Mi ha sorpreso quanto fosse netta la differenza e quanto distintivo fosse il carattere del vino affinato nelle acque artiche.”

Un risultato che non vuole fornire risposte definitive. Al contrario, apre nuove domande sul rapporto tra tempo, temperatura, pressione e ambiente di affinamento. Del resto, proprio l’incognita era il cuore del progetto, come ha dichiarato Enrico Rivetto:
“La parte più interessante per me era proprio non sapere cosa sarebbe successo. Il vino è vivo e continua a evolvere nel tempo. Portare un Barolo nato sulle colline di Serralunga in un ambiente completamente diverso come il mare artico significava uscire dai nostri riferimenti abituali e osservare la sua reazione. Assaggiare le due bottiglie una accanto all’altra e percepire una differenza così evidente è stato sorprendente e affascinante.”
Due territori, una sola rotta
Per Rivetto, il progetto nasce prima di tutto da una curiosità condivisa con Hurtigruten. E dall’incontro tra due territori all’apparenza lontanissimi.
“Ci piace l’idea che un vino profondamente legato al proprio luogo di origine possa diventare anche uno strumento di esplorazione.Il Barolo resta espressione di Serralunga e delle Langhe, ma questa esperienza ci permette di guardarlo da una prospettiva diversa. È l’incontro tra due paesaggi, due culture e due modi di vivere il rapporto con la natura” ha proseguito Enrico Rivetto.
Anche per Hurtigruten l’esperimento ha un sapore speciale. Da oltre un secolo, la compagnia accompagna i viaggiatori alla scoperta della costa norvegese con i suoi itinerari marittimi. Ora, grazie ad Arctic Barolo, trova un modo nuovo per raccontare l’ambiente artico attraverso il gusto. Le bottiglie, infatti, arriveranno in esclusiva a bordo delle navi Hurtigruten lungo la costa norvegese. Così gli ospiti potranno degustare il vino navigando nelle stesse acque in cui è rimasto immerso per un anno.
E l’ambiente? Il progetto ci ha pensato fin dall’inizio. L’installazione era infatti progettata per essere interamente recuperabile, con materiali adatti all’ambiente marino. Al termine dei dodici mesi, poi, tutte le bottiglie e tutte le strutture hanno lasciato il fondale.






























