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L’abbazia di Novacella ha ottenuto la certificazione di FairChoice per i suoi 900 anni di sostenibilità 

L'Abbazia di Novacella ottiene la certificazione di sostenibilità FairChoice dopo anni di lavoro: bottiglie leggere e 60 famiglie coinvolte.
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L’Abbazia di Novacella, cantina attiva fin dal 1142, ha ottenuto nei giorni scorsi la certificazione FairChoice. Si tratta di uno standard di sostenibilità tedesco che valuta in modo complessivo gli aspetti ambientali, economici e sociali dell’intera filiera vitivinicola. Il traguardo arriva dopo un percorso di circa due anni. In questo periodo la storica cantina ha rivisto e sviluppato i propri processi secondo un modello di sostenibilità a 360°. 

Tra le scelte chiave spiccano bottiglie leggere, energia rinnovabile e il coinvolgimento dei conferitori. La certificazione, verificata da un audit indipendente, vale già per la vendemmia 2025. Dalla vendemmia 2026, poi, il logo FairChoice comparirà anche sulle bottiglie.

Un percorso che viene da lontano

Per Novacella la sostenibilità non è una moda, come afferma il direttore della cantina Werner Waldboth:

“La sostenibilità fa parte del dna dell’Abbazia di Novacella. Senza un approccio sostenibile non sarebbe mai stato possibile portare avanti un’attività per quasi 900 anni. Da sempre cerchiamo di lasciare alla generazione successiva una struttura nelle stesse condizioni, o possibilmente migliori, di come l’abbiamo ricevuta. Oggi le sfide sono cambiate e, accanto alla continuità economica e sociale, emerge con sempre maggiore forza quella ambientale. Il percorso FairChoice nasce proprio dalla volontà di affrontare questi temi in modo strutturato e verificabile”.

L'Abbazia di Novacella ottiene la certificazione di sostenibilità FairChoice dopo anni di lavoro: bottiglie leggere e 60 famiglie coinvolte.

Vetro leggero, sole e auto elettriche

Nei due anni di preparazione, l’Abbazia ha lavorato su più fronti. Si va dall’uso efficiente delle risorse alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, fino agli aspetti sociali ed economici. E i risultati sono già concreti. Per tutti i suoi vini, infatti, la cantina usa bottiglie leggere da 410 grammi. Così risparmia circa 60 tonnellate di vetro all’anno e taglia del 16% le emissioni di CO2 legate al trasporto.

Anche sul fronte energetico non mancano le novità. Nel 2025 la cantina ha installato un impianto fotovoltaico da 145 kWp, che copre circa il 50% del suo fabbisogno energetico. A questo si aggiungono le auto aziendali elettriche. Una scelta che riduce l’impatto ambientale degli spostamenti e, allo stesso tempo, promuove una cultura di mobilità alternativa.

Un risultato collettivo, uno sguardo al futuro

FairChoice, però, guarda alla sostenibilità in modo integrato. Tiene conto della tutela dell’ambiente e della biodiversità, dell’uso efficiente delle risorse e della responsabilità economica. Ma valuta anche le condizioni di lavoro e il rapporto con il territorio e con la filiera. Per questo il percorso ha coinvolto anche le circa 60 famiglie della zona che conferiscono le uve alla cantina. Anche loro, infatti, devono rispettare i criteri del programma, come riporta il direttore:

“All’inizio pensavo che coinvolgere tante persone e realtà diverse potesse essere uno degli aspetti più difficili. Invece, fin dall’inizio i nostri conferitori hanno compreso l’importanza del percorso e lo hanno accolto con grande disponibilità. È uno degli aspetti di cui siamo più orgogliosi. Per noi è molto importante poter certificare oggi il nostro impegno e dimostrare che lavoriamo in modo sostenibile, che crediamo in uno sviluppo che vada di pari passo con la natura e con le persone. Ma FairChoice non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì una conferma del percorso intrapreso e uno stimolo a continuare a migliorare”.

La certificazione, dunque, premia un impegno che guarda oltre il presente. L’obiettivo è continuare a produrre vino preservando le risorse naturali, valorizzando le persone e mantenendo vivo il legame con il territorio. Una responsabilità in linea con la storia millenaria dell’Abbazia. E che, generazione dopo generazione, punta a far vivere e prosperare la viticoltura in Valle Isarco anche in futuro.

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