Il 4 e 5 ottobre Champagne Experience 2026 torna a BolognaFiere per la nona edizione, con 125 Maison e un nuovo spazio espositivo nel padiglione 18. Un appuntamento che arriva in una fase particolarmente interessante per la denominazione transalpina, mentre produzione, mercato e consumi cercano nuovi equilibri e l’export assume un peso sempre più determinante nelle spedizioni mondiali. Gli ultimi dati disponibili, aggiornati ad agosto, mostrano infatti una Champagne che comincia a dare segnali più concreti di ripresa, anche se è ancora presto per parlare di un’inversione di tendenza consolidata. Dopo un luglio sostanzialmente fermo, agosto ha registrato 19 milioni di bottiglie spedite e un balzo del 24,8%, portando il progressivo dei primi otto mesi del 2026 a 149,9 milioni di bottiglie e +3,4%. Ancora più significativo il dato sui 12 mesi scorrevoli, tornato per la prima volta quest’anno in territorio positivo: 271 milioni di bottiglie, +0,6%.
A cambiare resta soprattutto la geografia del mercato. Nei primi otto mesi la Francia rimane in calo del 3%, con 55,2 milioni di bottiglie, mentre l’export accelera al +7,5%, raggiungendo 94,7 milioni. Anche all’interno dei mercati internazionali la crescita diventa più diffusa: l’Unione Europea sale dell’8,3%, mentre i Paesi terzi raggiungono il +7,1%, dopo un agosto nel quale questi ultimi hanno segnato addirittura +37,8%. Il baricentro dello Champagne continua dunque a spostarsi oltre i confini francesi, mentre proprio il mercato domestico comincia a mostrare i primi segnali di recupero.
Una dinamica che non coinvolge allo stesso modo tutti gli attori della denominazione. Le Maison sono il principale motore del rimbalzo e nei primi otto mesi crescono del 5,6%, raggiungendo 114,4 milioni di bottiglie; i Vigneron restano invece in territorio negativo, a -4,3% e 23,8 milioni, nonostante un export in crescita del 5,1%; le cooperative riducono il passivo all’1,2%, sostenute però soprattutto dalla Francia, dove avanzano del 4%, mentre all’estero cedono il 6%. È dentro questo scenario internazionale, oggi più dinamico rispetto alla fotografia di appena un mese fa ma ancora tutto da verificare nella decisiva parte finale dell’anno, che si inserisce il mercato italiano, storicamente tra le destinazioni di riferimento dello Champagne ma anch’esso attraversato da nuovi comportamenti di acquisto e consumo.
Leonardo Sagna, direttore amministrativo di Sagna S.p.A. e socio di Excellence SIDI, traccia per WineCouture lo stato dell’arte dello Champagne in Italia, tra riduzione del potere d’acquisto, maggiore consapevolezza, ricerca della qualità, attenzione verso i piccoli produttori e tenuta dei consumi fuori casa.
Qual è oggi il rapporto tra l’Italia e lo Champagne?
L’Italia è da sempre un mercato importante per lo Champagne, capace di apprezzarne tanto il carattere più gioioso e conviviale quanto gli aspetti più tecnici e culturali. È un rapporto solido e vivace, come conferma la presenza costante del nostro Paese nella Top 10 dei mercati di esportazione dello Champagne.
Come è cambiato il consumatore italiano negli ultimi anni?
Naturalmente, come ogni rapporto di lunga durata, anche questo si è trasformato nel tempo sotto l’influenza di fattori economici, culturali e ambientali. Oggi il ridotto potere d’acquisto spinge il consumatore verso scelte più ponderate, anche dopo gli eccessi del boom vissuti nel periodo post-Covid. Parallelamente è cresciuta la cultura del bere responsabile, che si traduce in una maggiore attenzione alla qualità e in consumatori più consapevoli.
Il cambiamento riguarda anche gli stili di Champagne ricercati dal mercato?
Anche gli aspetti ambientali hanno inciso sull’evoluzione produttiva e stilistica, contribuendo a orientare il gusto verso Champagne caratterizzati da maggiore freschezza e da una beva più pronta.
Quali produttori stanno intercettando maggiormente questa evoluzione?
Sul mercato tutto questo si traduce in una crescente attenzione verso le Maison fortemente orientate alla qualità e verso i piccoli produttori e, in questo scenario Excellence SIDI, attraverso gli Champagne rappresentati dai propri soci, riesce a svolgere un ruolo da protagonista.
Champagne Experience è anche un indicatore della curiosità che continua a circondare la denominazione?
Lo dimostrano non soltanto i risultati di mercato, ma anche il successo di Champagne Experience: la curiosità nei confronti di questo vino resta molto elevata e la possibilità di scoprire e degustare, nell’arco della stessa giornata, un numero così ampio di Champagne differenti offre un’occasione di approfondimento pressoché unica.

Come stanno reagendo i consumi fuori casa all’attuale quadro economico?
A conferma della tonicità del mercato, nonostante il quadro economico, registriamo inoltre una buona tenuta dei consumi fuori casa, un canale che interpreta perfettamente quella dimensione di convivialità e condivisione da sempre legata allo Champagne.
Quanto conta oggi il ruolo di sommelier e osti nel sostenere il mercato dello Champagne?
È proprio qui che assume un ruolo determinante la figura del sommelier o dell’oste: professionisti capaci di incuriosire il cliente, trasmettere passione e fare cultura attraverso le storie, le identità e le caratteristiche che rendono unica ogni cuvée.






























