Era il 19 ottobre 2006 quando, con una degustazione a New York, i vini dell’Alto Adige iniziarono la loro avventura americana. Oggi, esattamente vent’anni dopo, gli Stati Uniti sono ancora il secondo mercato di esportazione per i vini altoatesini e il quarto per volume di vendite. Nonostante le difficoltà, insomma, il legame regge. Per questo l’anniversario meritava una festa all’altezza. Martedì, infatti, a New York una trentina di produttori altoatesini hanno presentato i loro vini a circa 200 professionisti americani del settore, soprattutto sommelier, importatori e ristoratori. In programma, poi, diverse master class con Madeline Puckette, co-fondatrice della piattaforma vinicola statunitense “Wine Folly”. Idm Alto Adige ha organizzato l’evento insieme al Consorzio Vini Alto Adige. Sullo sfondo, però, pesano i dazi e il protezionismo dell’amministrazione Trump.
Dove tutto è cominciato
Facciamo un passo indietro. Quel 19 ottobre 2006, a New York, 34 rinomati giornalisti, critici e opinion leader del vino arrivarono da tutti gli Stati Uniti. Per la prima volta scoprirono l’ampia varietà dei vini altoatesini. A organizzare la degustazione fu la Camera di Commercio, allora ancora responsabile della promozione del vino. Il palcoscenico? L’Alto Restaurant in Madison Avenue. Qui gli ospiti ricevettero anche una panoramica sulla storia e sulla cultura del vino in Alto Adige.
Sotto i riflettori finirono soprattutto Pinot Bianco, Gewürztraminer, Pinot Nero e Lagrein. E il successo fu tale che già a febbraio 2007 l’ufficio per la promozione del vino della Camera di Commercio di Bolzano tornò a New York. Questa volta con una degustazione ancora più ampia. Oggi quei due eventi rappresentano il trampolino di lancio del marketing congiunto negli Usa.
Una strategia che non passa di moda
Da allora la presenza altoatesina negli Stati Uniti è cresciuta con costanza. Ci sono state un’attività mediatica sistematica, contatti con opinion leader, campagne pubblicitarie, degustazioni e una serie di eventi, soprattutto nelle grandi città. Vent’anni dopo, quindi, questa strategia resta uno dei pilastri della promozione del vino altoatesino. Oggi a guidarla è il Consorzio Vini Alto Adige, come spiega il direttore Eduard Bernhart:
“Il mercato americano è il quarto per volume di vendite e il secondo mercato di esportazione più importante per i vini dell’Alto Adige, motivo per cui continua ad essere una priorità”.
Ma cosa conquista gli americani?
“I nostri vini – soprattutto i bianchi fruttati – sono molto apprezzati negli Stati Uniti. Ciò si deve anche alla nostra solida presenza nella ristorazione italiana – e, non da ultimo, alla naturale curiosità dei consumatori americani.”
Proprio da qui è ripartita la festa di martedì. Oltre alla degustazione, infatti, le master class di Madeline Puckette hanno raccontato i capolavori del vino altoatesino e la longevità dei vini locali.

Il nodo dei dazi
Il brindisi, però, non può nascondere una realtà più complessa. Negli ultimi anni, infatti, gestire il mercato statunitense è diventato più difficile. Margit Gamper, direttrice del dipartimento Business Development di Idm Alto Adige, afferma:
“L’amministrazione Trump, infatti, ostacola le esportazioni con il protezionismo del mercato e la sua aggressiva politica tariffaria. Di conseguenza, i nostri prodotti, e quindi anche i vini, sono diventati sensibilmente più cari nel commercio e nella ristorazione, rallentando notevolmente le vendite negli USA”.
Eppure, gli Stati Uniti restano un mercato strategico per l’Alto Adige, nonostante le incertezze. E anche dopo vent’anni continuano a essere una piazza commerciale di forte richiamo.






























