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Export vino italiano, Usa a +17% nel trimestre. Ma la ripresa dei consumi non c’è

Italian wine exports hit €3.6 billion in H1 2026 (-6.2%). US down 14.1%, sparkling wines hold steady. Signs of recovery in July and August.
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Il vino italiano torna a crescere negli Stati Uniti, ma non ancora nei consumi. Nel terzo trimestre 2026, le esportazioni verso il primo mercato estero del settore segnano un incremento del 17% in valore e del 6,6% in volume, trascinando a +8% le spedizioni verso i Paesi extra-Ue. Un recupero che riduce il passivo americano da inizio anno al 6%, dopo il -14% registrato a giugno, ma che non basta a parlare di ripresa. Secondo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv), infatti, il ritorno degli acquisti potrebbe dipendere soprattutto dalla ricostituzione delle scorte degli importatori, mentre le vendite dei distributori ai punti vendita continuano a diminuire (-5,3%). A trainare il rimbalzo sono soprattutto i vini rossi italiani, cresciuti del 33% in valore nel trimestre estivo. Numeri che restituiscono un po’ di respiro alle imprese, senza cancellare le difficoltà strutturali del mercato americano.

Export vino italiano negli Usa: dal +10% di luglio al +17% del terzo trimestre

Il recupero delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti aveva cominciato a manifestarsi già a luglio, quando l’Osservatorio Uiv aveva registrato una crescita tendenziale del 10% in valore, accompagnata da un incremento dell’1,3% dei volumi e dell’8% del prezzo medio.

I dati diffusi il 18 settembre avevano inoltre anticipato un agosto in forte crescita, dopo un bimestre estivo del 2025 particolarmente difficile, caratterizzato da perdite vicine al 30%. Il miglioramento di luglio aveva già permesso di ridurre il passivo cumulato dell’export italiano negli Usa dal -14% di giugno al -11% dei primi sette mesi del 2026.

Le rilevazioni aggiornate al 16 ottobre confermano e rafforzano quella tendenza. Secondo i dati provvisori dell’Unione europea elaborati dall’Osservatorio Uiv, tra luglio e settembre le esportazioni italiane di vino verso gli Stati Uniti sono aumentate del 17% in valore e del 6,6% in volume rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il risultato porta il valore delle spedizioni nei primi nove mesi del 2026 a 1,27 miliardi di euro, con un passivo cumulato ridotto al 6%. Il recupero è dunque significativo, soprattutto considerando che a giugno la flessione dall’inizio dell’anno era ancora del 14%.

A sostenere la crescita contribuisce anche l’andamento dei prezzi medi, in aumento del 9,5% nel terzo trimestre. Un segnale che accompagna il ritorno dei volumi in territorio positivo, pur senza risolvere le incognite legate all’effettiva domanda americana.

Export vino italiano: negli Usa +17% nel terzo trimestre 2026, ma vendite ai punti vendita a -5,3%. L'analisi UIV tra scorte e dazi.

Frescobaldi: “Per parlare di normalizzazione del mercato bisogna aspettare”

Il nodo resta proprio quello dei consumi. Nonostante l’accelerazione delle esportazioni, secondo SipSource, la piattaforma che rileva le vendite dei distributori americani ai punti vendita, il vino italiano registra ancora una flessione del 5,3% dall’inizio dell’anno.

Una distanza tra spedizioni e vendite che induce Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, a interpretare il recupero soprattutto come un possibile effetto della ricostituzione delle scorte.

“I dati provvisori sono positivi rispetto a un’estate 2025 da incubo, ma per parlare di normalizzazione del mercato bisogna aspettare. Rispetto al terzo trimestre di 2 anni fa siamo infatti ancora indietro del 10% e i consumi reali degli americani rimangono negativi (-5,3% da inizio anno per i vini italiani secondo SipSource, la piattaforma che misura le vendite dei distributori ai punti vendita). Per questo – ha aggiunto il presidente Uiv – l’impressione è che questa dinamica, certamente positiva, sia generata più dall’esigenza del trade Usa di ricostituire magazzino che non a un aumento dei consumi. In ogni caso, è il segnale che gli Stati Uniti non hanno intenzione di fare a meno dei nostri vini e in particolare dei rossi, veri protagonisti della fiammata estiva con un +33% in valore e un incremento del prezzo medio di oltre il 15%”.

Export vino italiano: negli Usa +17% nel terzo trimestre 2026, ma vendite ai punti vendita a -5,3%. L'analisi UIV tra scorte e dazi.

Il confronto con il 2024 ridimensiona ulteriormente la portata del rimbalzo: nonostante il +17% rispetto al 2025, il valore delle esportazioni del terzo trimestre rimane inferiore del 10% rispetto a due anni prima.

Il dato più interessante riguarda invece i rossi italiani, che nel trimestre estivo hanno registrato un incremento del 33% in valore, accompagnato da una crescita del prezzo medio superiore al 15%. Una performance particolarmente significativa, che conferma il ruolo di questa tipologia nel recupero delle spedizioni verso gli Stati Uniti.

Resta però aperta la questione centrale: quanto del vino tornato a entrare nei magazzini americani si tradurrà in nuove vendite ai consumatori?

Mercati extra-Ue a +8%, ma l’export italiano resta sotto pressione

Il recupero americano ha contribuito a riportare in territorio positivo anche le esportazioni di vino italiano verso l’insieme dei mercati extra-Ue.

Nel terzo trimestre 2026, le spedizioni verso i Paesi terzi sono aumentate di quasi l’8% in valore, mentre il bilancio dei primi nove mesi resta negativo del 3%, per un controvalore complessivo di circa 3,3 miliardi di euro e volumi superiori a 740 milioni di litri.

Il miglioramento estivo ha quindi ridotto le perdite accumulate nei mesi precedenti, senza però riportare in positivo il risultato dall’inizio dell’anno.

Anche la situazione dei principali mercati di destinazione rimane complessa. Nel cumulato gennaio-settembre, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Svizzera e Giappone continuano a registrare variazioni negative in valore. In controtendenza Russia e Cina, entrambe in crescita attorno al 20%, mentre il Brasile mantiene un andamento positivo.

Le difficoltà del commercio internazionale si inseriscono in un quadro più ampio. Nei primi sette mesi del 2026, secondo i dati Istat richiamati dall’Osservatorio Uiv a settembre, l’export complessivo di vino italiano risultava in calo del 5,3% in valore.

Si tratta di una rilevazione riferita a tutti i mercati di destinazione e a un periodo differente rispetto al dato extra-Ue aggiornato a settembre. Il recupero dei Paesi terzi costituisce quindi un segnale incoraggiante, ma non consente ancora di considerare superata la fase negativa delle esportazioni vitivinicole italiane.

Dazi, dollaro e nuovi consumi: perché il mercato Usa non è ancora tornato alla normalità

La cautela espressa da Frescobaldi trova riscontro anche nell’andamento dell’ultimo marketing year, il periodo commerciale compreso tra il 1° agosto 2025 e il 31 luglio 2026.

Secondo l’Osservatorio Uiv, l’Italia ha chiuso l’annata commerciale con un valore deflazionato delle esportazioni verso gli Stati Uniti pari a 1,634 miliardi di euro, il risultato peggiore dal marketing year 2015/2016.

La flessione reale rispetto alla media delle cinque annate precedenti è stata del 15%, mentre in termini nominali l’Italia ha registrato una contrazione del 16%, contro il 22% della Francia, leader del mercato americano.

Le difficoltà, dunque, non riguardano soltanto il vino italiano. Il settore deve confrontarsi con un contesto commerciale segnato dalle tensioni tariffarie, dall’indebolimento del dollaro, dall’inflazione e dalla riduzione del potere d’acquisto dei consumatori.

Già a settembre, quando erano emersi i primi segnali di recupero delle spedizioni, Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, aveva invitato a non confondere il miglioramento dei dati con un’inversione strutturale del mercato:

“È presto – aveva spiegato – per prefigurare una inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno sin qui ripartendo in maniera significativa. Di certo, due mesi consecutivi in segno positivo non si registravano dall’inizio del 2025 e allentano una evidente tensione di mercato anche in vista degli importanti appuntamenti autunnali con il trade americano, a partire dal Vinitaly a New York di ottobre. Le insidie per il mercato europeo negli Usa sono ancora tutte lì – aveva concluso Castelletti – a partire dall’indagine per overcapacity con possibili ulteriori dazi, fino all’inflazione galoppante e al conseguente calo del potere di acquisto: per questo la presenza oltreoceano diventa ancora più importante”.

Il +17% del terzo trimestre conferma il miglioramento delle spedizioni già intravisto a luglio, ma non modifica le criticità individuate da Castelletti. La domanda rimane debole e il commercio internazionale continua a essere esposto a fattori economici e politici che possono condizionare le prospettive delle imprese.

A questi si aggiunge un cambiamento più profondo delle abitudini di consumo, che non nasce con i dazi e che sta interessando il mercato del vino da diversi anni.

Come aveva evidenziato Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio Uiv, nell’analisi diffusa il 18 settembre:

“Il mercato è in una fase di profonda trasformazione: i dazi si sono inseriti in maniera irruenta in un processo di cambiamento in atto ormai da almeno un lustro. I consumi si stanno spostando, non solo all’interno del segmento vino (spumanti, cocktail, ready-to-drink), ma anche verso bevande differenti (hard-teas, kombucha), meglio sintonizzate con occasioni di consumo in costante mutamento, anche (o soprattutto) dal punto di vista del packaging, che privilegia sempre più portabilità e comodità”.

È una trasformazione che rende il recupero dell’export americano tanto importante quanto insufficiente, da solo, a garantire una crescita duratura. La ripartenza delle spedizioni restituisce margine alle imprese italiane, ma la vera sfida resta quella di riconquistare la domanda, in un mercato nel quale stanno cambiando non soltanto i volumi acquistati, ma anche le bevande, le occasioni e le modalità di consumo.

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