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“Champagne, ora bisogna farlo girare”

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Quando il mercato rallenta, non significa in automatico che smetta di comprare. È piuttosto una dinamica differente a dettare il passo: la selezione. Enotecari, ristoratori e giù fino al cliente finale, neofita o appassionato che sia, cominciano a scegliere con maggiore attenzione. È una distinzione importante per leggere lo stato dell’arte dello Champagne in Italia nel 2026. Ancor di più, per comprendere perché all’interno di una fase di contrazione generale possano emergere traiettorie in controtendenza. È il caso di Premium Wine Selection, che sta crescendo puntando su una proposta costruita tra posizionamento, identità delle Maison a catalogo e capacità di rispondere alle nuove esigenze dell’universo Horeca.

Champagne in Italia nel 2026: perché Premium Wine Selection cresce in controtendenza

“La crescita di Premium Wine Selection in un contesto generale di contrazione per lo Champagne in Italia si spiega principalmente con la capacità di presidiare la fascia del lusso accessibile e delle identità territoriali forti”, evidenzia il titolare Luigi Piacentini. Una strategia che beneficia, aggiunge l’imprenditore, di “un catalogo che punta su Maison dall’eccellente rapporto qualità-prezzo e dalla forte impronta artigianale”. Perché se la flessione delle vendite penalizza oggi maggiormente i consumi d’impulso, “premia le strutture distributive capaci di offrire stabilità commerciale, profondità di gamma e continuità di fornitura a ristoratori ed enotecari”.

Dal prezzo ai vigneron: come cambiano le scelte di ristoranti ed enoteche

A raccontare la fase di cambiamento sono soprattutto gli ordini. “C’è una forte attenzione al prezzo d’acquisto per proteggere i margini dei locali”, prosegue Piacentini. “Si cercano Champagne capaci di posizionarsi correttamente in carta sia per la vendita della bottiglia sia al calice”. Tengono le cuvée d’ingresso ben strutturate, mentre cresce l’interesse per Blanc de Noirs, Blanc de Blancs e dosaggi ridotti, dal Pas Dosé all’Extra Brut.

Ma a mutare è anche il rapporto con la notorietà. “Il peso dei marchi blasonati è leggermente insidiato dalla curiosità verso i vigneron o Maison storiche capaci di raccontare una specificità. I clienti finali, guidati dai sommelier, sono molto più aperti che in passato a testare etichette meno note ma di alto profilo qualitativo”.

Una disponibilità alla scoperta che attribuisce un peso crescente proprio a chi quella bottiglia deve proporla: “Ristoranti ed enoteche sono i veri influencer del vino”. Il perché è presto spiegato: “In un mercato competitivo, la bottiglia non deve solo stare sullo scaffale, ma va raccontata”, evidenzia Piacentini.

Nasce da questa convinzione la rete nazionale di Ambassador sviluppata nel 2026 da Premium Wine Selection insieme a Champagne Pannier: operatori chiamati a diventare presidi sul territorio attraverso eventi, cene e degustazioni, costruendo una community fidelizzata e avvicinandola anche a formati ed etichette particolari, dalle Magnum alla Grand Cuvée millesimata Égérie.

Champagne Pannier e Albert Lebrun: due identità per il mercato Horeca

Il lavoro sul mercato passa, però, anche dalla costruzione del portfolio. Champagne per PWS non significa soltanto Pannier.

Accanto alla storica Maison Champagne Pannier di Château-Thierry, nel cuore della Vallée de la Marne, e al suo stile caratterizzato da struttura, morbidezza, piacevolezza immediata, impronta del Pinot Meunier e lunghi affinamenti, Albert Lebrun, realtà di Avize, porta in dote una proposta differente, più verticale e legata innanzitutto a uno dei villaggi più prestigiosi della Côte des Blancs, con un Grand Cru Blanc de Blancs, per poi allargare l’orizzonte grazie a Premier Cru e a un’etichetta d’impronta biologica.

Due identità differenti, dunque, pensate per intercettare esigenze diverse: dalla mescita e dalla ristorazione più trasversale fino alla clientela gastronomica e alle enoteche specializzate.

“Oggi per un distributore non basta aggiungere etichette: serve offrire interpretazioni diverse”, sintetizza Piacentini. “Questo dualismo permette a PWS di presentarsi da un unico cliente Horeca e strutturare l’intera offerta di bollicine francesi, coprendo tutte le fasce di prezzo e i palati, dal neofita al collezionista”.

Champagne in Italia 2026: Luigi Piacentini e la crescita di Premium Wine Selection tra Horeca, Pannier, Albert Lebrun e vendita al calice.

Champagne al calice: la strategia per aumentare rotazione e redditività

E se prezzo e rotazione sono tornati al centro del dibattito, anche il servizio deve cambiare.

“Nel 2026 la mescita dello Champagne al calice non è più un’opzione, ma una scelta altamente strategica per far ruotare le cantine e non spaventare il cliente con il costo dell’intera bottiglia”, spiega Piacentini.

Per il distributore veneto, affinché il by the glass abbia successo, occorrono una cuvée sostenibile all’acquisto, sistemi professionali di conservazione e un servizio capace di accompagnare il calice con il racconto della Maison.

“Un prezzo corretto al calice genera una rotazione rapida che abbatte il rischio di invenduto e alza la redditività complessiva della serata”, conclude Piacentini.

Il futuro dello Champagne in Italia

È questa, forse, la lezione più interessante nel 2026 di Premium Wine Selection. In una fase nella quale lo Champagne non può più contare sugli automatismi della domanda, distribuire significa tornare a vendere: scegliere le etichette giuste, differenziare la proposta, formare chi le serve e creare occasioni perché vengano ordinate.

Meno bottiglie semplicemente presenti in carta, insomma, e più bottiglie capaci di girare.

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