Una sfida vinta, quella che ha caratterizzato i primi 10 anni di Italian Wine Brands. Ma cosa attende ora IWB? Sul futuro, dell’azienda ma anche del mercato, abbiamo interrogato Alessandro Mutinelli, presidente e Ceo di IWB, che con WineCouture condivide le sue considerazioni su consumi che cambiano, i trend che definiranno il 2025 e cosa significhi oggi fare innovazione di prodotto nel vino.
Il vino italiano, a distanza di 10 anni dalla quotazione in Borsa di Italian Wine Brands, rimane ancora un mondo troppo frammentato?
Per storia, quello del vino è un mondo legato alla tradizione. È chiaro, però, che oggi, sempre più, non può prescindere da quelli che sono i segnali che giungono dal mercato, mutando da quei paradigmi del passato che non l’hanno mai visto doversi adattare.
I cambiamenti in atto sono sotto gli occhi di tutti e occorrerà sempre più ricercare il valore a scapito della quantità: questo è il principale trend che osserviamo.
Poi, come ovvio, non è che un mercato è destinato a morire da un giorno con l’altro: ci sono, però, oggi problematiche di consumi evidenti e che sono legate in primis al potere d’acquisto dei consumatori in tutto il mondo.
L’inflazione ha colpito duro, inutile nasconderlo o negarlo, e il consumo di vini e Spirits non è tra le priorità indispensabili della gente. Quindi, oggi viviamo una fase di reindirizzamento: una dinamica che, però, abbiamo già vissuto in passato, si tratta solo di adattarsi.

Che 2025 sarà per il vino e per IWB?
Non vedo grandi mutamenti all’orizzonte nel 2025rispetto al 2024. Stiamo assistendo a un trend di medio-lungo periodo. Fintanto che non ritornerà un po’ di entusiasmo, che va di pari passo con una rinnovata disponibilità economica nelle tasche, sarà difficile rivedere un segno più a livello di volumi.
Il mondo, però, è grande, oltre che fortemente frazionato, e noi siamo sempre a caccia di nuove quote di mercato.
Che tipo di innovazione vede Alessandro Mutinelli nel futuro del vino italiano?
Occorre guardare al vino prestandogli attenzione all’interno dell’insieme dei prodotti che vengono bevuti: io non sono abituato a imporre, e non metterei mai, dei palati o dei muri invalicabili tra un settore e l’altro.
Chi sceglie il vino, d’altronde, la maggior parte delle volte è abituato a bere anche altro, siano birra o Spirits: c’è un costante travaso tra categorie.
Quello a cui assistiamo oggi è la crescita mondiale del low e no alcol; quindi, quando si parla d’innovazione e di ricerca questo è sicuramente uno degli ambiti e degli indirizzi di maggiore interesse.
Serve, però, trovare i prodotti giusti, indovinando i gusti e le ricette di marketing, che sono quelle che poi ti fanno vendere le innovazioni: oltre al gusto, occorre ideare tutto quel che ruota attorno, dal packaging alla comunicazione, passando per la reason why, il perché un consumatore dovrebbe bere una determinata referenza piuttosto di un’altra.
Il domani parla anche di possibili nuove acquisizioni: quali sono gli orizzonti di IWB?
Siamo aperti a 360°. Fino ad oggi sono state già cinque le acquisizioni, di cui due all’estero. Noi andiamo dove c’è il mercato, muovendoci e guardando sempre con interesse dove ci sono prodotti e marchi di valore oppure innovazione.

































