Le porte che si aprono e conducono in una nuova era: per la Valpolicella e per uno dei suoi volti più storici. Si chiama Monteleone21 ed è molto più di una semplice cantina la nuova “casa” di Masi Agricola. Nel cuore della Valpolicella Classica, a pochi minuti da Verona e dal Lago di Garda, è un unicum per concept e offerta lo spazio multifunzionale che oggi accoglie il pubblico per una vera e propria immersione nell’universo del vino, ma non solo. A Mister Amarone, Sandro Boscaini, presidente di Masi, abbiamo domandato di raccontarci cosa rappresenta questa nuova tappa nella storia di una famiglia che ha celebrato oltre 250 vendemmie.

Quando nasce l’idea del progetto Monteleone21?
È stato un lungo percorso quello che ha condotto oggi ad aprire ufficialmente al pubblico Monteleone21. Un cammino non privo di ostacoli. Si tratta, infatti, di un investimento programmato poco prima del Covid-19, con i lavori che hanno in seguito subito una serie di ovvi ritardi, legati alle dinamiche del periodo. Ma oggi il nuovo polo produttivo-enoturistico-esperienziale c’è ed è visitabile. Con questa nuova struttura, infatti, andiamo oltre il classico concetto di far partecipe il pubblico di come si fa il vino: gli offriamo una vera e propria Agorà, dove il vino è vivo, tra incontri, mostre ed esperienze immersive. Con un Auditorium multimediale e altri ambienti interni ed esterni pensati per essere polifunzionali e accoglienti, Monteleone21 sarà cornice ideale per eventi istituzionali, aziendali e privati memorabili in uno dei paesaggi più suggestivi d’Italia. A Locanda Costasera, poi, l’anima veneta e internazionale di Masi prende forma in una proposta gastronomica fusion con ricette ispirate alla tradizione locale, ma anche all’ampia esperienza maturata nell’elevazione dei nostri vini attraverso l’abbinamento con le cucine dei cinque continenti.

Possiamo, dunque, affermare che parlare di cantina è in questo caso riduttivo?
L’esigenza di avere uno spazio polifunzionale nasce da uno studio, promosso in collaborazione con l’Università Iulm e l’Università di San Gallo, che ci ha svelato la strategicità della Valpolicella sul fronte dell’enoturismo: siamo, infatti, in un territorio che si pone come crocevia tra il Lago di Garda, che conta 18 milioni di presenze annue, e Verona, che aggiunge altri 5 milioni circa di visitatori. In sostanza, parliamo della destinazione più attrattiva in Veneto, dopo Venezia, e tra le principali in Italia. Così, abbiamo compreso come proprio qui fosse il luogo ideale per dare vita a qualcosa capace di esaltare il vino, ma attraverso una visione originale e differente rispetto al passato, che impatta nell’indotto che genera e nel posizionamento dell’offerta del nostro territorio.

Come s’inserisce all’interno del paesaggio della Valpolicella il nuovo edificio di Monteleone21?
Al grande impatto sotto il profilo dell’indotto, ne corrisponde uno minimo lato paesaggistico e ambientale. Due terzi della struttura di Monteleone21 sono, infatti, sotterranei. Il nostro non è stato un allargamento classico degli spazi della cantina, ma delle funzioni collegate al vino. L’area dedicata al Fruttaio di Appassimento, ad esempio, è un locale alto 12 metri e attrezzato modernamente pur conservando i materiali della tradizione, come le canne di bambù nelle arele: è qualcosa di maestoso, che nasce non da una stretta necessità ma dalla volontà di unificare i 13 siti che già detenevamo e che rimarranno operativi solo nel caso dei single vineyard. Poi c’è l’Agorà, spazio d’incontro e accoglienza: una spettacolare piazza circolare di oltre 1.000 mq, sormontata da un soffitto a cassettoni in calcestruzzo, capolavoro architettonico, dove, oltre a poter far acquisti presso l’Enoteca Masi, si potrà degustare o vivere nuove esperienze. Penso a quelle legate alla mixology: un’altra dimostrazione di come il vino stia cambiando pelle e di quanto occorra restare aggiornati su quel che ne è l’approccio da parte di un pubblico sempre più variegato.

Rispetto ad altre zone, come la Toscana, a suo avviso cosa ha impedito finora all’enoturismo di esprimersi nel suo pieno potenziale in Valpolicella?
Oggi nel vino, in generale, e in Valpolicella, nello specifico, occorre ragionare avendo come orizzonte una visione più ampia e articolata. Un caso come quello dell’enoturismo in Toscana, da sempre un volano per la regione, è figlio di una sinergia in cui un paesaggio da favola è supportato dalla presenza di cantine rinomate. Nel nostro caso, solo in parte la Valpolicella è il fattore d’attrazione: i visitatori giungono in zona innanzitutto per il Lago di Garda, per poi restare sorpresi dalla bellezza, meno nota al grande pubblico, delle nostre colline. Oggi, però, l’offerta enoturistica è ancora limitata alla sola visita del sito produttivo e successivo assaggio di una o più etichette simbolo: non è più sufficiente davanti alle aspettative di un visitatore che ha tanti interessi e aspettative oltre il vino. Oggi è necessario fare emozionare le persone, coinvolgerle con la propria storia. Non a caso il progetto Monteleone21 ha rappresentato un cardine di quelle che sono state le celebrazioni delle 250 vendemmie della famiglia Boscaini.

Con Monteleone21 parliamo di una Masi Wine Experience che si fa 2.0?
Monteleone21 è indubbiamente un’evoluzione della Masi Wine Experience, che è stata la prima esperienza di questo tipo in Valpolicella ad aver aperto nel 1991 alle Possessioni Serego Alighieri, con la foresteria e gli altri spazi d’incontro. Quella che oggi vogliamo regalare è un’emozione diversa che passa anche dall’architettura, che non replica stilemi contadini ma che sfrutta i materiali locali, con la pietra del Nembro estratta a 3 km dal sito, per rivestire la struttura e impreziosirla. Oggi se c’è un limite in Valpolicella, con l’Amarone in prima fila, è di non aver valorizzato a sufficienza le nostre produzioni per quella che ne è la reale qualità: quest’opera passa anche da un posizionamento che deve oggi essere figlio di un racconto differente, nel segno della premiumizzazione e della sana esclusività, come quello che ora offre Monteleone21.
Come Monteleone21 può aiutare ad attrarre e formare una nuova generazione di wine lover?
Quello di come attrarre una nuova generazione di consumatori è oggi un tema che si è fatto pressante per il mondo del vino. Noi, anche nella progettazione delle esperienze di Monteleone21, siamo partiti dal presupposto che ai giovani ci si debba rivolgere con una proposta e con stimoli diversi, avendo a riferimento un orizzonte di crescita e di educazione al consumo. Il tema della mixology accennato prima s’inserisce esattamente in questo solco, proprio come l’offerta di produzioni di stampo più tradizionale, vedi il caso del nostro Fresco di Masi, biologico e 100% sostenibile. Serve uno stimolo di contemporaneità e internazionalità al vino: qui, in Valpolicella Classica, oggi proviamo ad offrirlo con Monteleone21.

Nel quotidiano, come declinate il concetto di sostenibilità all’interno dei nuovi spazi?
Quella che oggi chiamiamo sostenibilità è parte del DNA di Masi da sempre. Un dato lo evidenzia: non si superano 250 vendemmie casualmente. Ma scavando nella nostra storia famigliare, ho scoperto come, su questo tema, già mio nonno avesse tracciato la rotta che ancora oggi seguiamo. Scriveva nelle sue carte: “Nella natura, a passo d’uomo”. Questo vale per ogni aspetto di quella sostenibilità che deve essere, al contempo, ambientale, economica e sociale. Ancora una volta, il progetto Monteleone21 è ulteriore testimonianza di un’eredità che viene portata avanti, evolvendo in scia a decisioni importanti che abbiamo assunto, come l’ultima del 2024 di trasformare Masi in Società Benefit. È una serietà nelle scelte e nell’operare quotidiano che è raccontata magnificamente dalle mille innovazioni che definiscono le nuove strutture. Fin dal primo giorno, Monteleone21 è stato progettato per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Così, l’edificio sfrutta soluzioni architettoniche all’avanguardia, come l’uso di materiali locali e la ventilazione naturale, e si alimenta con energie rinnovabili, tra cui geotermia e pannelli fotovoltaici. Poi c’è il tetto-giardino, che trattiene l’acqua piovana e riduce il surriscaldamento, uno dei tanti accorgimenti che mirano a ottenere la certificazione Leed (Leadership in Energy and Environmental Design, ndr) Gold.

Il progetto Monteleone21, in definitiva, rappresenta un altro simbolo di quella Civiltà Veneta la cui valorizzazione vi sta particolarmente a cuore?
In Monteleone21 è racchiuso il futuro dell’artigianato made in Italy, capace di ideare localmente ma di pensare globalmente. Lo mostra il linguaggio architettonico contemporaneo e sostenibile, con i segni distintivi dell’edificio che si integrano in modo rispettoso con il territorio diventandone espressione. Se la scelta dei materiali non è stata casuale, “autoctono” è anche chi ha sognato e concepito il progetto originale del complesso: Libero Cecchini, compianto e celebre architetto italiano del Dopoguerra. A supportare la realizzazione dell’idea è stato l’architetto Alessandro Beghini, attento conoscitore del paesaggio della Valpolicella, poi la mano dello studio veneziano, specializzato in strutture turistiche, museali e didattiche, guidato da Giovanna Mar: esponenti di spicco di quel “saper fare” veneto che ha apportato all’edificio una raffinata contemporaneità, sia stilistica sia funzionale, rendendolo proprio quello che desideravamo fosse, ovvero la casa dell’Amarone e del vino.


































