Il 2025, per il mercato del vino, è stato soprattutto un anno di transizione, in cui dinamiche di spesa, cambiamenti culturali e nuovi comportamenti di consumo hanno iniziato a ridisegnare il panorama del bere fuori casa. La pressione sul potere d’acquisto, l’incertezza economica e l’impatto di nuove normative hanno contribuito a raffreddare i consumi, ma sotto la superficie si muove qualcosa di più profondo: una trasformazione strutturale del rapporto tra consumatori e vino. Il cambiamento è particolarmente evidente tra le nuove generazioni, che si avvicinano al consumo di alcol con maggiore consapevolezza, attenzione alla salute e curiosità verso nuove categorie come il low e no alcohol. Allo stesso tempo, il vino continua a beneficiare di una base culturale solida: l’Italia resta un Paese in cui il “buon bere” conserva un valore identitario, capace di sostenere la domanda di prodotti di qualità e di denominazioni riconoscibili. In questo contesto, il mercato si muove verso stili di consumo più freschi e accessibili: bianchi e bollicine consolidano il loro ruolo centrale, ma emergono segnali interessanti anche tra i rossi, sempre più orientati verso profili agili, meno estrattivi e più contemporanei. Parallelamente cresce l’interesse per nuove geografie del vino, sia all’interno del panorama italiano sia tra selezioni internazionali sempre più mirate. Per capire come stanno cambiando davvero i consumi e quali direzioni potrebbe prendere il mercato nei prossimi anni, abbiamo raccolto l’analisi di Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, che osserva il settore da uno dei punti di vista più privilegiati: quello della distribuzione nel canale Horeca. Nella chiacchierata a ruota libera e senza filtri con WineCouture, quello che emerge è il racconto di un anno complesso ma ricco di segnali, tra rallentamento dei consumi, nuove preferenze stilistiche e strategie che guardano a un vino sempre più identitario, contemporaneo e consapevole.
Tra rallentamento ed evoluzione del consumo, 2025 anno di transizione per il mercato del vino
Per Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, il 2025 è stato un anno di profondi cambiamenti, più strutturali che congiunturali. “Il 2025 è stato un anno complesso e ancora in forte evoluzione. Si è confermato il rallentamento dei consumi e il fenomeno del trading down su alcune occasioni di consumo, già emerso nel 2024, principalmente a causa di un potere d’acquisto che resta sotto pressione e di un clima di incertezza generalizzata che non si è ancora dissolto”. A pesare è stato anche l’impatto normativo: “A questo si è aggiunta l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che ha inciso in modo particolare sui consumi serali”.
Generazioni più consapevoli e nuovi stili di consumo
La trasformazione riguarda soprattutto i più giovani, che orientano diversamente le scelte. “Un altro elemento strutturale è il cambiamento nei comportamenti delle nuove generazioni, più attente a salute e benessere e caratterizzate da profili di consumo di alcolici molto diversi rispetto al passato”.
Nonostante il quadro complesso, Rossi sottolinea una base culturale solida: “In Italia permane una solida cultura del buon bere, che continua a sostenere la scelta di referenze premium e, soprattutto nel vino, di prodotti con un eccellente rapporto qualità-prezzo”.
I trend del 2025 visti da Partesa: freschezza, leggerezza e tanta curiosità
Nel 2025, i trend si muovono verso freschezza, leggerezza e accessibilità. “Il mercato del vino ha visto confermarsi il ruolo centrale dei bianchi e delle bollicine: una tendenza legata non solo allo stile di bevuta, ma anche a fattori climatici – estati sempre più calde – e a una maggiore attenzione al salutismo”. Rossi rileva anche un segnale inatteso: “Abbiamo però osservato anche una lieve ripresa dei vini rossi, con una preferenza per monovitigni dal profilo più secco, meno aromatico e complessivamente più snello”.
Il fattore economico resta determinante: “I consumi si orientano verso vini accessibili ma affidabili, con un effetto positivo sulla riscoperta delle produzioni italiane”. In crescita costante, inoltre, il segmento “no e low alcol”, ancora piccolo ma in forte fermento, soprattutto tra i giovani, mentre “nella mixology la domanda è già molto concreta”.

Cosa funziona nel calice degli italiani: Denominazioni solide e rossi contemporanei
Il 2025 conferma una mappa delle performance che premia identità e riconoscibilità. “Bene le produzioni nazionali di spumanti come Franciacorta, Alta Langa e Trentodoc, e le grandi denominazioni”. Nel mondo dei rossi, vincono agilità ed equilibrio: “Il Chianti, i sangiovesi in purezza del territorio di Montalcino, vini più semplici ma in linea con i tempi come le acidità delle Barbere, l’agilità della Freisa o la semplicità di alcuni vini a bacca rossa altoatesini”. Accanto a ciò, emerge un consumatore “sempre più curioso”, che affianca ai vini italiani selezioni mirate dall’estero. Durante le festività di fine 2025, “si è assistito a un ritorno significativo dello Champagne, con ottime performance di maison come Diebolt-Vallois”, e cresce “l’interesse verso i vini statunitensi”, soprattutto “Silver Oak, Phillip Togni ed Elizabeth Spencer”.
Sguardo al 2026 di Partesa: qualità, identità e nuovi ingressi a catalogo
Per il 2026, Partesa punta sulla qualità e sull’identità territoriale. “Il portfolio vino di Partesa è in costante aggiornamento ed evoluzione. Coerentemente con la strategia degli ultimi anni, continuiamo a puntare sull’alta qualità e su progetti capaci di esprimere una forte identità territoriale”.
Le novità annunciate seguono questa linea: “Per il 2026 sono previsti nuovi ingressi come La Stellara, Gottardi e Podere Poggio Scalette, realtà che arricchiranno ulteriormente la nostra proposta e il valore del nostro catalogo”.
Un anno di cambiamento, dunque, che ridisegna i consumi e lascia spazio a nuove opportunità per chi saprà parlare il linguaggio di un bere più consapevole, identitario e contemporaneo.

































