L’Indagine sul settore vinicolo in Italia firmata dall’Area Studi Mediobanca traccia anche un’istantanea sulle prospettive 2024, con le previsioni per l’anno che parlano di un bicchiere mezzo pieno grazie a vendite in aumento del +2,6%, in particolare per il successo oltreconfine delle bollicine, ambito dove i ricavi sono segnati in crescita del +3,7%, con +6,8% per l’export. Un mondo del vino italiano che deve fare i conti con margini che restano stabili per le principali società di capitali tricolori con fatturato 2022 superiore ai 20 milioni di euro, ma che sul fronte consumi assiste a un inesorabile dinamica: si beve meno (-4,5% le quantità vendute) ma meglio (+12,7% i vini di fascia molto alta). Da non sottovalutare, in questo scenario, il possibile apporto dell’enotursimo, capace di far registrare +15% di ricavi nel 2023. Ecco tutti i numeri.
Prospettive 2024 e consumi: lo scenario mondiale del vino in pillole
Nel 2023 la produzione mondiale di vino è stimata in 237 milioni di ettolitri, in forte calo sul 2022 (-9,6%).
Il consumo mondiale in 221 milioni di ettolitri (-2,6%). La rimodulazione della domanda, indotta dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici così come dai cambiamenti climatici, hanno causato un calo dei consumi di vino rosso, passati da una quota del 51,3% medio nel periodo 2000-2004 al 48,3% del 2017-2021. In controtendenza i consumi di vini bianchi (dal 40% al 42,2% +2,2 punti) e quelli di rosé (dall’8,7% al 9,5%+0,8 punti).
L’Italia segue la tendenza mondiale registrando -23,2% nella produzione rispetto al 2022 e -1,6% nei consumi, con 37,4 litri pro-capite all’anno.
In attivo, però, resta il saldo commerciale per il Belpaese: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5,5%, passando da 2,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,2 nel 2023.
L’Italia è il primo esportatore di vino in quantità (21,4 milioni di ettolitri nel 2023) e il secondo per valore (7,7 miliardi di euro dietro solo agli 11,9 miliardi della Francia).

Il 2023 e oltre per il settore vinicolo italiano
Le prospettive 2024 dei maggiori produttori di vino italiano indicano di una crescita delle vendite complessive del +2,6%, +3% l’export.
Non si arresta l’ottimismo delle bollicine (+3,7% i ricavi complessivi), soprattutto oltreconfine (+6,8% l’export), mentre i vini fermi si aspettano un +2,3% (+2,2% l’export).
Il 2023 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso senza variazioni significative (-0,2% sul 2022) con un leggero peggioramento sul mercato interno (-0,7%) rispetto a quello estero (+0,3%). A spiccare sono le buone performance oltreconfine dei vini frizzanti (+2,5%).
L’Ebit margin ha riportato un aumento dell’1,4% sul 2022, il rapporto tra il risultato netto e il fatturato del 4,2%. Nel 2023, in diminuzione del 4,5% i quantitativi venduti su tutti i canali.
L’inflazione ha eroso il potere di acquisto delle famiglie penalizzando i vini di fascia intermedia (-10,1% sul 2022) a conferma di una maggiore polarizzazione del mercato. In leggero calo i vini di fascia bassa (- 1,7%, con una market share del 44,2%).
Per un mercato che si fa sempre più premium (+12,7% i vini di fascia molto alta sul 2022; market share del 18,6%) e sostenibile (+1,4% i vini biologici, 5,4% di market share; +9,6% i vini vegani, 2,7% market share, +1,8% i vini naturali, m.s. dell’1%).
Il vino italiano Doc e Docg spinge i fatturati
Nel 2023 il 47,7% del vino italiano è Dop (Doc e Docg), in aumento dal 38,5% del 2013.
Calano i vini Igp dal 35% del 2023 al 27% del 2023, avvicinandosi ai vini da tavola (25,3% nel 2023).
A fare la parte del leone il Piemonte con 19 Docg e 41 Doc, la Toscana (11 Docg, 41 Doc e 6 Igt) e il Veneto (14 Docg, 29 Doc e 10 Igt). In Toscana si concentra il 39,3% della produzione di vini Dop; in Piemonte il 94,6% della produzione regionale è Dop.
Complessivamente, il valore delle Dop e Igt imbottigliate è pari a 4,3 miliardi di euro in Veneto, seguito dal Piemonte con 1,4 miliardi e dalla Toscana con 1,2 miliardi.
Le eccellenze regionali spingono i bilanci delle aziende: alle aziende toscane tocca il più alto Ebit margin (16,5%) e il miglior Roi (6,3%), Veneto e Piemonte in seconda posizione (entrambe 6,1%).
In Toscana anche la maggiore solidità finanziaria, con i debiti finanziari pari ad appena il 18,4% del capitale investito.
Grandi esportatori i produttori piemontesi (64,5% del fatturato) e toscani (60,6%). Nel 2023 l’export ha trainato la crescita delle imprese friulane (+6,1% le vendite complessive e +22,3% oltreconfine), lombarde (+4,4%; +7,4%) e dell’Emilia-Romagna (+1,6%; +8,6%). Ottimismo per il 2024 per l’Emilia-Romagna (+4,6%), Puglia (+4,3%) e Piemonte (+4,2%).































