Il vino, quando entra nel linguaggio dell’arte, si trasforma in narrazione. Come accade con “L’Anima dell’Amarone”, il progetto firmato da Fabrizio Plessi per Masi e raccolto nell’omonimo catalogo edito da Marsilio Arte, presentato a Venezia come parte di un più ampio racconto che intreccia territorio, cultura e contemporaneità. Non si tratta semplicemente di documentare un’installazione, ma di estendere nel tempo un’esperienza immersiva che nasce in Valpolicella e si muove tra spazio fisico, immagine e memoria. Il progetto prende forma all’interno di Monteleone21, la nuova sede di Masi concepita come punto di riferimento per l’enoturismo contemporaneo. Uno spazio che non si limita a ospitare il vino, ma ne interpreta il valore culturale, aprendo a un dialogo con l’arte e l’architettura. Il catalogo accompagna questa visione, raccogliendo immagini dell’installazione, materiali progettuali e fotografie che collegano l’opera al territorio della Valpolicella, restituendo la continuità tra paesaggio, produzione e immaginario.
Il vino come materia artistica: L’Anima dell’Amarone e la visione di Fabrizio Plessi
Per la prima volta nel suo percorso, Fabrizio Plessi introduce il vino nel proprio linguaggio artistico, accanto agli elementi primari che hanno sempre caratterizzato la sua ricerca, come acqua, fuoco e luce.
Nasce così un’installazione in cui il vino diventa forza simbolica e visiva, capace di trasformarsi in flusso, movimento e presenza scenica. Al centro dell’opera, grandi barche veneziane emergono come elementi narrativi ricorrenti, metafora di viaggio e condizione esistenziale.
L’artista descrive questo rapporto con un’immagine diretta:
“La barca è metafora della nostra vita e io sono un navigatore solitario”.
Una dichiarazione che chiarisce come il vino, in questo contesto, non sia solo un tema ma una dimensione di attraversamento, un elemento che accompagna il percorso umano.

Tecnologia e natura: una tensione produttiva
Uno degli aspetti centrali dell’opera è la relazione tra elementi naturali e strumenti contemporanei. Il vino scorre in cascate generate attraverso l’intelligenza artificiale, attraversa lo spazio e si riflette negli schermi collocati all’interno delle imbarcazioni, creando una continuità tra reale e digitale.
A questa dimensione si contrappongono le arele di bambù con uve in appassimento, richiamo diretto alla tecnica tradizionale che sta alla base dell’Amarone.
Da questo equilibrio nasce il senso del progetto: il vino prende forma proprio nella tensione tra processo naturale e interpretazione tecnologica, diventando immagine e allo stesso tempo origine.
L’Amarone come memoria e identità
Il cuore del lavoro di Plessi è una riflessione sul tempo del vino. Non solo sul suo ciclo produttivo, ma sulla capacità di racchiudere memoria, profondità e trasformazione.
Come afferma lo stesso artista:
“L’Amarone possiede memoria, profondità e tempo”.
È questa dimensione che l’installazione cerca di tradurre in linguaggio visivo, trasformando il vino in esperienza percettiva, fatta di movimento, suono e luce.
Il dialogo tra arte e territorio secondo Masi
Il progetto si inserisce in una visione più ampia, condivisa da Masi, che considera il vino come espressione culturale oltre che produttiva.
Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, definisce chiaramente questo approccio:
“Monteleone21 nasce come luogo di incontro tra tradizione e contemporaneità. Con Fabrizio, al quale mi lega una profonda amicizia, abbiamo voluto raccontare l’Amarone e la sua Anima più intima attraverso un linguaggio artistico per sua natura universale, capace di interpretare il vino non solo come prodotto, ma come espressione culturale e di territorio”.
Il vino diventa quindi non solo oggetto di produzione, ma strumento di racconto.

L’Anima dell’Amarone: il catalogo come estensione dell’opera
Il volume pubblicato da Marsilio Arte svolge una funzione precisa: non limitarsi alla documentazione, ma prolungare l’esperienza dell’installazione nel tempo.
Come sottolineato dall’editore Luca De Michelis:
“Il volume immortala l’opera nel contesto in cui nasce e vive, contribuendo a renderne eterno il ricordo”.
Il libro diventa quindi parte integrante del progetto, un dispositivo che conserva e trasmette la relazione tra arte, vino e spazio.
Dall’installazione alla bottiglia: l’Amarone come opera
Il racconto si estende anche alla materia più concreta: una edizione limitata di Amarone Costasera Contemporary Art 2006, in cui l’opera di Plessi si traduce nel design della bottiglia.
L’artista descrive questa trasposizione con un’immagine evocativa ma concreta nel suo significato:
“l’Anima dell’Amarone attraversa lo spazio e incontra il prezioso nettare nella sua forza e nel suo impeto, avvolgendolo: l’opera e l’arte aleggiano attorno e dentro il vino”.
Arte e vino condividono così lo stesso spazio, diventando un’unica esperienza.

































