Veuve Clicquot: et voilà, in Italia La Grande Dame 2012

Non capita a tutti di poter viaggiare nel tempo. Ma a volte questa fortuna la si ha quando si parla di vino. O, a voler essere più specifici: di Champagne. E nel nostro recente fortunato caso, il privilegio è stato doppio. A farci infatti compagnia nel cammino a ritroso è stata la signora delle bollicine per eccellenza: La Grande Dame, quella inconfondibile che indossa i colori di Veuve Clicquot. Quella che, per la straordinaria annata 2012, ha scelto di fregiarsi di una personalizzazione nella veste frutto della creatività dell’artista giapponese Yayoi Kusama.

E così, a seguito di un’esaltate degustazione slow, che ha domandato, a tratti, accelerazioni improvvise per tenere il passo della magia di uno straordinario nettare pronto a mutare nel calice – anche radicalmente – in pochi giri di orologio, vi raccontiamo il nostro primo approccio a un nuovo millesimo targato La Grande Dame Veuve Clicquot, il 2012 che fa il suo debutto, ma soprattutto il viaggio che ci ha condotto prima alla scoperta delle solide fondamenta che danno forma a questo Champagne, poi dei più illustri predecessori che per l’occasione l’hanno affiancato nell’estivo esordio italiano.

La Grande Dame Veuve Clicquot 2012 sbarca anche in Italia: noi di WineCouture siamo stati al lancio ufficiale e vi raccontiamo tutto quel che c'è da sapere su questa novità
La Grande Dame Veuve Clicquot 2012 sbarca anche in Italia: noi di WineCouture siamo stati al lancio ufficiale e vi raccontiamo tutto quel che c’è da sapere su questa novità

La vera storia della Veuve Clicquot: tra Rosé, Champagne Brut e marketing

L’appuntamento è di quelli da non mancare. Ad attenderci è un vero e proprio simbolo della Champagne. Una delle audaci donne che hanno reso leggendaria la storia della bollicina più amata al mondo. Una vera capitana coraggiosa dotata di una tenacia fuori dal comune, che ha saputo nel corso della sua vita trasformare gli Champagne che portano ancor oggi il suo nome in miti senza tempo: “La Vedova”.

Perché bastano queste due parole per identificarla in ogni angolo del mondo. Le altre che aggiungiamo provano solo ad accennare i tratti del mito di questa business woman ante litteram, il cui motto era: “Una sola qualità, la migliore”. 

Non è un caso che proprio a lei si deve la prima cuvée millesimata, nel 1810. Ma il vero culto de La Grande Dame nasce durante l’epopea delle guerre di Napoleone, quando fece contrabbandare di nascosto poco più di 10mila bottiglie del suo Champagne a San Pietroburgo, alla corte dello Zar, aggirando il blocco navale della marina britannica.

Barbe-Nicole Ponsardin, il nome di battesimo di colei a cui si deve, tra le molte cose, anche il primo Champagne Rosé d’assemblage, nel 1818. Ma c’è di più, come detto. Alla creatrice del Veuve Clicquot Rosé si deve anche la messa a punto, nel 1816, della table de remuage, tavolo forato in cui venivano alloggiate un gruppo di bottiglie inclinate, al fine di forzare nel collo il sedimento dei lieviti e facilitare il processo di sboccatura, riducendone i tempi.

Ma volendo condividere un ulteriore aneddoto, che molto aiuta a comprendere anche la scelta di oggi della Maison Veuve Clicquot di presentare la sua cuvée premium 2012 vestita dell’omaggio a La Grande Dame di Yayoi Kusama, da ricorda come fu proprio La Vedova la prima a introdurre quelle che oggi definiremmo moderne tecniche di marketing in Champagne. 

Già, perché nel corso della straordinaria annata 1811, il passaggio nei cieli della regione di una cometa fu segno e annuncio di una vendemmia e di un vino che si sarebbero dimostrati eccezionali. È allora che a Madame Clicquot venne un’ingegnosa idea di cui ancora oggi abbiamo visibile traccia: lanciare, tre anni dopo, “le vin de la Comète”, riproducendo sulle fascette delle bottiglie quella stessa benaugurante cometa. Vi ricorda nulla? Provate a gettare uno sguardo a una delle inconfondibili Yellow Label di Champagne Veuve Clicquot Brut, là troverete la risposta.

Un'edizione speciale, quella de La Grande Dame 2012 Veuve Clicquot, vestita dall'artista giapponese Yayoi Kusama
Un’edizione speciale, quella de La Grande Dame 2012 Veuve Clicquot, vestita dall’artista giapponese Yayoi Kusama

La Grande Dame 2012 by Yayoi Kusama: un nuovo capitolo del mito per la cuvée de prestige di Veuve Clicquot

È un nuovo capitolo del mito de La Grande Dame e di Veuve Clicquot quello già disponibile per essere gustato dagli appassionati in questo ultimo scampolo di estate.

Con un millesimo 2012 che si presenta figlio di un’annata di qualità eccezionale che esprime tutta la maturità solare di una vendemmia difficilmente prevedibile e tutta la finezza e la complessità del Pinot Noir. Ed è proprio l’eccellenza della bacca scura per antonomasia a definire il Dna della cuvée de prestige della Maison, che però trae la sua magia dall’assemblaggio, che per lo chef de cave Didier Mariotti, la mano dietro la bottiglia, anche lui al suo debutto in Italia, “risiede nella capacità di enfatizzare i vini per ottenere equilibrio e armonia”.

Un equilibrio e un’armonia che con La Grande Dame 2012 si gioca nell’incontro tra il 90% di Pinot Noir, proveniente dagli storici prestigiosi vigneti di Ay, per la Grande Vallée de la Marne, e Verzenay, Verzy, Ambonnay e Bouzy, per la Montagne de Reims, e il 10% di Chardonnay dai Grands Cru della Côte des Blancs di Avize e Mesnil-Sur-Oger.

Sono uve, quelle dalla vendemmia 2012 che non soltanto hanno saputo offrire una grande qualità, ma più nello specifico una maturità e un equilibrio che sono stati paragonati a quelli del 1989 e del 2002.

Ed è proprio un viaggio in profondità, in un raffronto che potremmo definire come la convergenza tra un’ottica orizzontale e una verticale, quello che ci è stato offerto dallo chef de cave Didier Mariotti per l’occasione.

Lo chef de cave di Veuve Clicquot, Didier Mariotti, al suo esordio in Italia in occasione proprio del lancio de La Grande Dame 2012
Lo chef de cave di Veuve Clicquot, Didier Mariotti, al suo esordio in Italia in occasione proprio del lancio de La Grande Dame 2012

Viaggio nel tempo con La Grande Dame: il Pinot Noir in Champagne e le annate 2008, 2004, 1995, 1989, 1979 e 1990

Il lancio de La Grande Dame Veuve Clicquot 2012 by Yayoi Kusama è stato infatti accompagnato da un duplice raffronto. Da un lato, abbiamo avuto l’occasione d’indagare il grande mistero dei vini di Riserva. L’assaggio ha visto salire in scena l’eleganza di sei 100% Pinot Noir con maturazione solo in acciaio provenienti da diversi angoli della Champagne. Ognuno, la sfumatura peculiare del territorio da cui proveniva e caratterizzato dall’annata che lo contraddistingueva. E così, la convergenza ci ha condotto a esplorare Ambonnay (2019), l’Aube (2014), Bouzy (2010), Verzenay (2008), Verzy (2006) e l’Aube di Bar sur Seine (1996).

A questo insolito e accattivante “aperitivo” è seguita la verticale vera e propria: un privilegio esclusivo, occorre ammetterlo, e la possibilità d’indagare la capacità evolutiva di una grande cuvée de prestige, esattamente come dovrebbe essere per una tipologia di Champagne come questa. 

Non smetteremo mai di ricordarlo, infatti: produzioni come La Grande Dame Veuve Clicquot, esattamente come gli altri “grandi” di Champagne, necessitano il loro tempo e vanno attesi. Ed è per questo che il giudizio non potrà mai essere “definitivo” al primo approccio. 

Quel che possiamo evidenziare dell’ultimo millesimo ad aver fatto il suo esordio, è che La Grande Dame 2012 già oggi schiude una lettura che consente di tratteggiare i contorni di quella che ne è l’eleganza, la finezza e la verticalità. Ma nel confronto con quelli che sono stati una serie di grandi millesimi suoi predecessori, s’individua perfettamente come solo il tempo saprà offrire una risposta al traguardo che saprà raggiungere, in quello che mai è uno sprint ma sempre una lunga maratona, l’etichetta principe di Veuve Clicquot.

La nostra esperienza nel weekend di scoperta dell’esordio de La Grande Dame Veuve Clicquot 2012 by Yayoi Kusama, sotto questo di vista, ci ha consentito realmente di viaggiare nel tempo, come si diceva in principio. Con lo chef de cave Didier Mariotti che dalle cantine della Maison ha portato con sé in Italia sei vere rarità: altrettante edizioni de La Grande Dame, per un percorso a ritroso che si è snodato tra i millesimi 2008, 2004, 1995, 1989, 1979, per concludersi con una Jéroboam targata 1990.

Una verticale da sogno: La Grande Dame Veuve Clicquot in un percorso a ritroso che, partendo dalla novità 2012, si è snodato tra i millesimi 2008, 2004, 1995, 1989, 1979, per concludersi con una Jéroboam targata 1990
Una verticale da sogno: La Grande Dame in un percorso a ritroso che, partendo dalla novità 2012, si è snodato tra i millesimi 2008, 2004, 1995, 1989, 1979, per concludersi con una Jéroboam targata 1990

Di questa esperienza, raffronto difficile da riportare a parole, ci limiteremo a segnalare alcuni passaggi cardine. Il primo coinvolge un parallelismo tra 2012 e l’annata che l’ha preceduta: la 2008. Come ha evidenziato anche lo stesso Mariotti, quello che oggi fa il suo esordio è millesimo che evolverà più in fretta del predecessore. Con La Grande Dame 2008 che contrappone una trama di note fumée al trittico eleganza, finezza, verticalità che ora definisce la 2012.

Il secondo sguardo non può che essere classificatorio rispetto a quelli che sono stati i millesimi ad averci maggiormente fatto innamorare. E per chi scrive la classifica è chiara: la Jéroboam 1990 ha svettato per carattere, regalando un’espressività unica, perfettamente all’altezza di quello che la Maison considera lo Champagne del millennio. A seguire, nel nostro personalissimo podio, La Grande Dame 1995 con la sua freschezza, frutto di un’annata in Champagne che ci piace sempre riassaggiare. A chiudere, infine, la vera sorpresa: un millesimo 2004 che all’apertura era quasi apparso con qualcosa che non tornasse nel conto, ma che, pazientemente atteso per un paio di decine di minuti, ha mostrato tutto il suo potenziale, a fronte di un vero e proprio repentino cambio di direzione. 

Un’ultima considerazione, per concludere, va riservata alla più “datata” tra le annate proposte in degustazione: La Grande Dame 1979, giunta a noi in un perfetto stato di conservazione, merita un discorso a parte. Parliamo di una bottiglia che non può essere posta a confronto e nemmeno giudicata coi tradizionali canoni. È una vera esperienza, di cui godere nella sua effimera apparizione.

Ed è questo termine, “effimero”, che ad avviso di chi scrive perfettamente descrive il mito: esattamente come la cometa di Madame Clicquot, brilla mostrandosi al mondo in tutta la sua eccezionalità e, svanendo, dietro sé lascia una traccia capace di imprimersi per sempre nella memoria. Proprio come, separati da due secoli, il nostro incontro con La Grande Dame.

Nonostante i due secoli che ci separano, è stato più vivo che mai l'incontro tra La Grande Dame Veuve Clicquot e WineCouture
Nonostante i due secoli che ci separano, è stato più vivo che mai l’incontro tra La Grande Dame Veuve Clicquot e WineCouture

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