In un panorama del vino italiano attraversato da nuove complessità e da un mercato sempre più selettivo, la Doc Maremma Toscana continua a distinguersi per dinamismo e capacità di leggere il cambiamento. A guidare dal 2018 quella che si è dimostrata una fase di rilancio e consolidamento è Francesco Mazzei, presidente del Consorzio, che traccia con WineCouture il bilancio del 2025 e anticipa gli orizzonti della Denominazione per il 2026.
Che 2025 è stato per la Doc Maremma Toscana all’interno del panorama del vino?
Il 2025 è stato per la Doc Maremma Toscana un anno di transizione, positivo se letto nel contesto complesso che sta attraversando il settore vitivinicolo a livello nazionale e internazionale. Confermare gli ottimi risultati del 2024 – un vero anno record per l’imbottigliato – non era affatto scontato. Eppure, sui primi 11 mesi abbiamo registrato un +2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: un dato che ci colloca tra le pochissime Denominazioni toscane con segno positivo.
Il 2025 è stato anche un anno storico, con l’introduzione della fascetta di Stato: uno strumento fondamentale per garanzia, tracciabilità e tutela di consumatori e produttori. Il Consorzio oggi rappresenta 478 aziende e una produzione annua di circa 7,5 milioni di bottiglie, confermandosi una delle Doc più dinamiche del panorama toscano.

La Maremma Doc continua a essere sinonimo di Vermentino?
Senza dubbio. Il Vermentino resta la tipologia più imbottigliata della Denominazione – oltre il 32% a novembre 2025 – e quindi la più riconoscibile sul mercato, soprattutto per il consumatore finale. È diventato un vero biglietto da visita: un bianco mediterraneo e identitario, capace di raccontare immediatamente il legame tra territorio e vino, sia nella versione fresca sia in quella con la menzione “Superiore”.
Allo stesso tempo, stanno emergendo con sempre maggiore forza varietà tradizionali come il Ciliegiolo, che continua a crescere e a suscitare grande interesse. È la prova che la Denominazione non vive di un solo vitigno, ma esprime una ricchezza ampia e articolata, capace di rispondere a gusti ed esigenze diverse.
La Maremma sta sempre più riscoprendo proprio il suo volto in rosso, quello contemporaneo del Ciliegiolo: è una seconda vita per questa varietà?
Sì, possiamo parlare a tutti gli effetti di una seconda vita. Il Ciliegiolo oggi viene interpretato in chiave moderna, con freschezza, verticalità e grande bevibilità. È un vino capace di attrarre anche un pubblico giovane e curioso grazie alla sua immediatezza, alla versatilità negli abbinamenti e al suo profilo contemporaneo. È una varietà che parla il linguaggio dei nuovi consumatori senza perdere il legame con tradizione e territorio. La sua riscoperta è uno degli esempi più concreti di come la Maremma sappia valorizzare il proprio patrimonio viticolo guardando al futuro.

Più in generale, che risposte ha dato il mercato nel 2025 al variegato universo del vino della Maremma Toscana?
La risposta del mercato è stata complessivamente soddisfacente. Registriamo un dato molto interessante sull’export, vicino al 40% della produzione totale, segnale di un’attenzione internazionale crescente.
Allo stesso tempo, il canale Horeca ha subito una prevedibile flessione, in linea con le difficoltà della ristorazione. Questo calo è stato però in parte compensato dalla crescita della vendita diretta, trainata dallo sviluppo dell’enoturismo, oggi uno degli asset strategici più importanti per la Doc e per molte cantine del territorio.
Come vive la Doc Maremma il rapporto con l’enoturista?
L’enoturismo è una leva fondamentale per lo sviluppo della Denominazione. Sappiamo che c’è ancora molta strada da fare, ma negli ultimi anni abbiamo investito con convinzione, affiancando le aziende socie in un percorso strutturato di crescita. Nel 2023 abbiamo siglato un protocollo specifico con Confesercenti Grosseto e con il Movimento Turismo del Vino Toscana, individuando un tour operator locale e creando una sezione dedicata, denominata “Wine Experience”, sul portale visitmaremma.net. Oggi sono coinvolte una ventina di aziende in itinerari pensati per il turista del vino. A queste iniziative si affiancano materiali informativi con QR code distribuiti nelle strutture ricettive e collaborazioni con eventi di richiamo internazionale come il Tuscany Trail. L’esperienza di visita, infatti, è ormai parte integrante del valore del vino.

Quali sono gli orizzonti 2026 della Doc e dove vi porterà nel mondo?
Guardiamo al 2026 come a un anno di ulteriore accelerazione sul piano internazionale. I nostri obiettivi principali saranno i Paesi dell’area DACH e quelli scandinavi, insieme a mercati maturi e strategici come Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Lavoreremo con un mix di azioni sulle destinazioni target – in collaborazione con operatori e stakeholder – e sul territorio, attraverso attività di incoming dedicate ai buyer esteri.
Sul mercato interno continueremo a investire sul format mareMMMa, che nel 2026 si svolgerà non solo ad Alberese ma anche a Firenze, ampliando la visibilità della Denominazione. Inoltre, prevediamo attività dedicate agli enotecari in diverse città italiane, per rafforzare il rapporto con gli operatori e promuovere una conoscenza ancora più profonda dei vini della Maremma Toscana.

































