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Brunello di Montalcino: principe dei vini italiani di lusso negli Usa

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Nonostante il contesto generale di un mercato del vino in fase depressiva, con performance globali in calo dell’8% a volume e del 7% a valore, il Brunello di Montalcino si distingue. Nei primi nove mesi del 2024, il Brunello ha registrato una crescita del 5% a volume e dell’1% a valore.

Brunello di Montalcino: Successo sul Mercato Americano nel 2024 Nonostante le Sfide Global

Secondo l’Osservatorio Uiv basato sui dati SipSource, il Brunello ha sovraperformato rispetto alla categoria dei vini rossi fermi. Mentre i vini italiani segnano un -6% a valore, i francesi -8% e i vini statunitensi -9%, il Brunello ha dimostrato una notevole resilienza. Nel segmento luxury, con un prezzo alla distribuzione di oltre 50 dollari a bottiglia, il Brunello domina i consumi dei rossi italiani con una quota del 32%.

A trainare una crescita dei consumi di Brunello che prosegue da circa un biennio è – secondo le elaborazioni Uiv sul database SipSource-WSWA che misura le depletion dei distributori verso il mercato – l’off- trade con un +10% a valore che copre con gli interessi il calo nell’on-trade (-6%). Tra i canali, alla fine del terzo trimestre dell’anno si distinguono in particolare il segmento dei liquor store (negozi specializzati), che si conferma primo sbocco del retail con il 63% di share e un +5% di variazione annua, e il secondo canale di sbocco, i club/wholesale (+76%), dove vengono annoverate importanti catene come CostCo presso cui si riforniscono anche i ristoranti. Lato horeca, al gap della ristorazione (-10%) risponde la performance degli alberghi (+20%, con share dell’8% sul totale valore) e delle recreation, +14%, trainate soprattutto da vendite presso casinò (in particolare in Nevada) e club sportivi. 

Brunello di Montalcino: Successo sul Mercato Americano nel 2024 Nonostante le Sfide Global

Per il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci:

“Il 2024 è stato probabilmente l’anno più difficile a causa di un contesto internazionale di grande incertezza; la speranza è che dopo le elezioni americane si possa avviare un processo di normalizzazione, sia in chiave economica che geopolitica. Il Brunello si è difeso sostanzialmente bene e le imprese di Montalcino confidano di poter riprendere quota anche sul canale core della ristorazione: l’horeca è da sempre lo sbocco primario del nostro vino di punta e prova ne sia il fatto che rappresenti il 54% del valore delle vendite, a fronte di una quota italiana al 31% che scende al 29% per i rossi francesi”.

Buone notizie, nonostante la congiuntura, anche sul fronte della struttura dei prezzi, che rimane inalterata. Sia nell’off-premise che nell’on-premise il valore maggiore viene infatti generato dalle fasce di prezzo più importanti – sopra i 50 dollari la bottiglia alla distribuzione -, con un peso del 71% a volume che sale fino all’84% sul fronte del valore. 

Messo infine a paragone con i competitor diretti, il Brunello in questo scorcio d’anno risulta meglio performante al confronto con i diretti competitor esteri. Rispetto ai francesi, tolte performance positive per Bordeaux Superieur (+4%) e il Saint-Emilion (+6%), il +1% del Brunello acquista maggior valore se comparato ai -30% e oltre di Beaune, Chateauneuf du Pape, il -23% di Margaux o il -15/18% di Bourgogne e Pomerol. Male anche i grandi vini americani, con perdite di valore comprese tra -6/8% di Oregon e Sonoma e i -20-27% di Oakville e Howell Mountain, fino al 40% di perdita registrato dal campione dei vini californiani, l’Atlas Peak.

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