La settimana scorsa, con WineCouture siamo andati a scoprire Santus a Passirano: un incontro che si è rivelato una dichiarazione silenziosa ma potentissima, dove la coerenza, quando è autentica, diventa un gesto radicale. Maria Luisa Santus e Gianfranco Pagano custodiscono e interpretano un’idea di Franciacorta che rifugge ogni compromesso, preferendo il passo lento e consapevole di chi sceglie la verità della terra.
Qui, tra suolo vivo e biodiversità coltivata con rispetto, ogni vendemmia prende forma come un racconto irripetibile, mai addomesticato, mai piegato alla standardizzazione. Non c’è spazio per scorciatoie, né per artifici: solo un’armonia precisa tra autenticità e sostenibilità, accompagnata da una sensibilità profondamente umana che si percepisce in ogni dettaglio, in ogni sfumatura del vino.
Un’estetica della verità, potremmo dire, dove il lusso è fatto di tempo, scelte etiche e identità.

Una visione nata dalla terra e cresciuta con pazienza
La storia di Santus parte nel 1995, quando i due fondatori — entrambi agronomi — decidono di dedicarsi completamente alla viticoltura con un obiettivo preciso: produrre solo Franciacorta. In tre anni acquistano i terreni, piantano circa 60.000 viti su 10 ettari e organizzano la cantina come una piccola azienda strutturata. Nel 2005 arriva la prima vendemmia: 4.300 bottiglie che segnano l’inizio di un percorso lento e consapevole.
Oggi, vent’anni dopo, la produzione ha raggiunto le 95.000 bottiglie, grazie anche alla nuova cantina costruita con i loro sforzi. Ma lo spirito è rimasto lo stesso. Santus nasce per creare vini che riflettano il terroir e la singola annata. Crescere sì, ma senza forzare l’equilibrio naturale. Camminando tra i filari, questa filosofia si percepisce subito: tutto è misurato, rispettoso, autentico e sostenibile nel vero senso della parola.


Fair wine: sostenibilità come scelta quotidiana
A Santus, la sostenibilità non è un’etichetta. È un modo di vivere il vino. Il concetto di “fair wine” diventa un impegno ambientale, etico e umano. La scelta biologica è solo il punto di partenza. La nuova cantina, completata nel 2020, è quasi autonoma dal punto di vista energetico grazie al fotovoltaico e alla raccolta dell’acqua piovana. L’azienda lavora costantemente sulla biodiversità e partecipa al progetto BioPass per monitorare la vitalità dei suoli.
Questa visione si riflette anche nelle scelte enologiche. Santus rifiuta le cuvée multi‑annata e i vini di riserva. Ogni bottiglia deve essere la fotografia della vendemmia da cui nasce: irripetibile, sincera, legata all’andamento climatico dell’anno. Anche la vendemmia segue questa logica. È leggermente ritardata rispetto alla media della Franciacorta, per cercare non solo freschezza e acidità, ma anche maturità aromatica, equilibrio e complessità.
Il risultato? Franciacorta territoriali, a basso dosaggio o senza dosaggio, che esprimono un’armonia naturale senza interventi correttivi.

Blanc de Noir 2023: il nuovo Pinot Noir firmato Santus che apre un capitolo tutto da scoprire
Durante l’incontro abbiamo assaggiato qualcosa di emozionante: il Blanc de Noir 2023, sboccato à la volée per la prima volta. È uno dei progetti più identitari e sperimentali della cantina. Nasce da Pinot Nero vinificato in bianco e affinato in anfora Clayver. Arriverà sul mercato solo da settembre 2026, ma oggi è in fase di valutazione attraverso tre diverse liqueur d’expédition.
Assaggiarle una dopo l’altra è stato come osservare un vino in divenire. Ogni versione mostrava una sfumatura diversa della stessa anima: purezza, tensione, una vibrazione elegante che promette molto. È un progetto che diventerà un tassello importante nella storia di Santus.

































