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Cancer Plan, pericolo scampato (per ora) per il vino

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Il vino non è né di destra né di sinistra, avevano fatto notare le associazioni di settore prima del voto del Parlamento Europeo in tema di Cancer Plan. Una partita decisiva per il futuro del comparto e di un patrimonio comune della Ue. E il primo tempo ha dato ragione al mondo del vino, “aggiustando” le storture del rapporto Beca attraverso il parere favorevole degli europarlamentari agli emendamenti presentati a tutela dell’identità, della cultura e del valore socioeconomico di uno degli asset dell’Unione Europea. Vince il buon senso e la ragione. Ed è quella del riconoscimento dell’abissale differenza tra consumo, all’interno di canoni bene identificati da una storia e da tradizioni, e abuso, da sempre osteggiato da parte dei produttori di vino.

“Gli emendamenti apportati dal Parlamento europeo rendono più equilibrato un documento, quello sul Cancer Plan, che il mondo del vino ritiene fondamentale per arginare la malattia del secolo”, il commento del segretario generale di Unione iItaliana Vini. “Ringraziamo i deputati italiani per l’attenzione prestata, per la capacità di ascolto e di sintesi, nonché per il lavoro di squadra a prescindere dagli schieramenti, dimostrati anche con emendamenti chirurgici che di fatto rendono parziale giustizia al buon senso, al mondo del vino e ai suoi consumatori moderati”.

Gli emendamenti approvati salva vino nel Cancer Plan Ue

Gli emendamenti chiave ammessi al testo riguardano l’introduzione del concetto di “consumo dannoso” (harmful consumption) in due passaggi importanti del report, nonché l’eliminazione degli health warnings che saranno sostituiti con il concetto di “moderate and responsible drinking information”. 

Più sfumato, invece, l’emendamento relativo al miglioramento del concetto di “no safe level” ora “the safest level of consumption is none / non esiste un livello di consumo totalmente sicuro”, mentre sul fronte sponsorship, la limitazione / divieto di sponsorizzazione degli eventi sportivi per le bevande alcoliche è adottato solo per quegli eventi il cui pubblico è costituito in prevalenza da minori.

A rimanere nel testo, però, “indicazioni” importanti, sottolinea Uiv, che rappresentano un grave pericolo per la crescita commerciale del settore in chiave export, come l’aumento della tassazione e la revisione della politica di promozione.

Il voto sul testo del Cancer Plan era una partita decisiva per il futuro del comparto e di un patrimonio comune della Ue. E il primo tempo ha dato ragione al mondo del vino
Il voto sul testo del Cancer Plan era una partita decisiva per il futuro del comparto e di un patrimonio comune della Ue. E il primo tempo ha dato ragione al mondo del vino

Ha vinto il buon senso, ma ora non abbassare la guardia

“Il voto del Parlamento europeo sarà da incentivo per un settore che vuole sempre più promuovere la moderazione nei consumi”, chiosa il vicepresidente di Uiv e presidente dell’Associazione europea Wine in Moderation, Sandro Sartor. “Con gli emendamenti De Castro / Dorfmann si è riusciti a scongiurare il più possibile un attacco al mondo del vino che purtroppo non si esaurisce qui. Servirà tenere ancora alta la guardia per affermare il concetto di moderazione che è proprio del vino, a partire dai piani dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) – al voto a maggio – che prevedono anche avvisi in etichetta, fino al Nutriscore, che minaccia di essere proposto entro l’anno”.

Per l’Italia, da sempre il vino è cultura ed economia, ma soprattutto rappresenta uno dei simboli della Dieta mediterranea e dell’Italian style riconosciuto in tutto il pianeta. Laddove approvato nella forma proposta dal report della Commissione Beca, che teneva conto esclusivamente di studi parziali e si fondava su definizioni fuorvianti, il testo della risoluzione Ue nel medio-lungo termine avrebbe comportato un effetto tsunami solo in parte calcolabile. La contrazione dei consumi stimata è attorno al 25/30%, ma ancora maggiore sarebbe quella del fatturato di settore, che calerebbe del 35% per un equivalente di quasi 5 miliardi di euro l’anno. 

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