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Rubesco Lungarotti: 60 volte di un’icona del vino d’Italia

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Nel ricco panorama enoico del Belpaese, tante sono oggi le produzioni di qualità e ancor più le aree vocate dove prendono vita alcuni veri e propri capolavori. Ma se si parla di icone del vino, la geografia e soprattutto la storia chiamano a una selezione. Tra i capisaldi in tema, anche un’etichetta umbra. Vendemmia 1962: nasce la prima annata del Rubesco Rosso di Torgiano Doc. E ancora oggi, trascorsi 60 anni, il vino simbolo di Lungarotti a base di Sangiovese e Colorino, la produzione che ha portato alla nascita della prima Doc dell’Umbria nel 1968, continua ad essere tra le etichette italiane più apprezzate e conosciute a livello internazionale. Ma qual è la sua storia?

Rubesco Lugarotti Rosso di Torgiano Doc 2019: l’annata che celebra i 60 anni del mito. Le novità 2022 Muvit e Riserva Vigna Monticchio 2017.

Rubesco Rosso di Torgiano Doc 2019: l’annata che celebra i primi 60 anni di un mito

Creato da Giorgio Lungarotti, uno dei padri della moderna enologia italiana, il Rubesco Rosso di Torgiano Doc fu un vino innovativo per i tempi, che si fece subito notare per la grande personalità.

Oggi, Chiara Lungarotti, figlia di Giorgio e amministratore delegato della realtà umbra che guida affiancata dalla sorella Teresa, dalla madre Maria Grazia e dai nipoti Francesco e Gemma, ha dimostrato di aver fatto tesoro degli insegnamenti del padre, ma anche di avere avuto il coraggio di innovare per restare al passo con i tempi e trasmettere l’impronta della nuova generazione.

“I vini sono espressione di un territorio, ma anche della sensibilità del produttore”, spiega a WineCouture. “Pur mantenendo la sua identità, il Rubesco ha vissuto un’evoluzione. Quest’anno, con l’annata 2019, celebriamo i 60 anni di questa etichetta che racconta la storia della nostra famiglia tra passato e futuro”. 

Per festeggiare questa importante ricorrenza, Lungarotti ha creato un’edizione limitata di 3.300 magnum con una veste total-black impreziosita da dettagli dorati molto apprezzata da appassionati e collezionisti. 

Ma Lungarotti non è solo sinonimo di Rubesco Rosso di Torgiano Doc, quando si parla di vini iconici.

Riserva Vigna Monticchio: l’altra faccia dell’eleganza in rosso secondo Lungarotti

Esiste, infatti, all’interno della ricca produzione della realtà umbra un altro vino iconico che da sempre rimanda nel calice e alla mente alla cantina della famiglia Lungarotti, si tratta del Rubesco Riserva Vigna Monticchio Torgiano Rosso Riserva Docg, etichetta di cui quest’anno è stata immessa sul mercato l’annata 2017. 

Nato nel 1964, sempre grazie ad una felice intuizione di Giorgio Lungarotti, questo Sangiovese in purezza è considerato tra i migliori rossi italiani. Prodotto solo nelle migliori annate, vanta infatti un equilibrio unico tra potenza ed eleganza, raccontando nel bicchiere l’Umbria, le sue colline e la sua gente.

Rubesco Lugarotti Rosso di Torgiano Doc 2019: l’annata che celebra i 60 anni del mito. Le novità 2022 Muvit e Riserva Vigna Monticchio 2017.
Chiara Lungarotti (Ph. Paolo Tosti)

“Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio e il Rubesco sono i due vini simbolo della nostra azienda”, sottolinea Chiara Lungarotti. “In particolare, la 2017 del Rubesco Riserva si è rivelata un’annata molto interessante, contraddistinta da un grande equilibrio e da un’insolita freschezza, viste le condizioni climatiche difficili che hanno caratterizzato la stagione e le rese particolarmente basse. Anche l’annata 2019 del Rubesco sorprende con la sua straordinaria bevibilità, conquistando tutti sin dal primo sorso”.

Il Muvit e la nuova veste dello Chardonnay Aurente: le novità 2022 di Lungarotti

Lungarotti, oggi, è molto più del suo volto più nobile in rosso. Ad esempio, ci sono i bianchi simbolo dell’azienda, come il Torre di Giano e la sua Riserva, il Torre di Giano Vigna il Pino, a cui si aggiunge un’altra etichetta di grande struttura: l’Aurente Chardonnay di Torgiano Doc prodotto con uve Chardonnay in purezza, che nel nome richiama la preziosità dell’oro, tanto nel colore quanto nella ricchezza di gusto e aromi. E con l’annata 2018, presentata quest’anno, un’importante novità: a essere svelato, infatti, è un nuovo packaging caratterizzato da un’etichetta più avvolgente e da una bottiglia più elegante, frutto dell’evoluzione dei tempi.

Dunque, tradizione sì, ma con lo sguardo costantemente rivolto al futuro investendo in innovazione, sia in vigna sia in cantina, ma anche in cultura e ospitalità, valori su cui Lungarotti ha sempre puntato con il Museo del Vino di Torgiano (Muvit), definito dal New York Times “il migliore in Italia”, e con il suo agriturismo immerso tra i vigneti del Rubesco, Poggio alle Vigne.

“L’enoturismo è la vera chiave per fare innamorare il visitatore di un territorio”, sottolinea Chiara Lungarotti, riprendendo un concetto a lei molto caro.

“Se il turista vive un’esperienza ricca di contenuti diventerà il migliore ambasciatore non solo dei posti che ha visitato, ma anche dei vini che ha bevuto e dei cibi che ha assaporato”.

“Questo lo avevano intuito già negli anni ’70 i miei genitori: non a caso, nel 1974, inaugurarono il Museo del Vino di Torgiano e nel 2000 il Museo dell’Olivo e dell’Olio. Oggi mia madre, a 95 anni splendidamente portati, continua ad arricchire al Muvit la collezione di oltre 3000 manufatti che raccontano 5000 anni di Storia, ma anche a mettere a punto nuove sezioni espositive che rendano sempre più stimolante l’esperienza della visita”.

A tal proposto, quest’anno è stata infatti inaugurata una nuova sezione che ha reso fruibile al pubblico, dopo un accurato restauro, il corredo vinario etrusco del Muvit: 17 reperti, databili dal V al III secolo a.C., che rappresentano una preziosa testimonianza sull’uso e consumo del vino nella civiltà etrusca. 

E nell’ottica di creare nuove sinergie, il 7 maggio 2022 è stato siglato un patto di collaborazione tra il Museo del Vino di Torgiano e quello di Barolo. “Un Patto nato dalla volontà di creare una rete tra musei che rappresentano non solo un’area di produzione, ma soprattutto un’apertura sulla cultura e la civiltà della vite e del vino”, spiega Teresa, vicedirettrice della Fondazione Lungarotti. “Stringere un’amicizia significa innanzitutto mettersi l’uno al servizio dell’altro per promuovere e valorizzare la cultura del vino nella sua più ampia accezione, parlando anche di ambiente, paesaggio, enoturismo e di tutti i temi legati alla viticoltura”. 

Rubesco Lugarotti Rosso di Torgiano Doc 2019: l’annata che celebra i 60 anni del mito. Le novità 2022 Muvit e Riserva Vigna Monticchio 2017.
Il Muvit, Museo del Vino di Torgiano

La famiglia Lungarotti, come spiegato, è stata pioniera anche nel campo dell’ospitalità, dando vita sempre negli anni ’70 uno dei primi boutique hotel di tutta l’Umbria e d’Italia. Ed è così che oggi i Musei, le cantine di Torgiano e Montefalco, l’agriturismo Poggio alle Vigne e il bistrot L’Enoteca della Cantina sono capaci di regalare un’esperienza completa al turista che cerca una vacanza rilassante, all’insegna della cultura, del buon vino e del buon cibo nel cuore verde dell’Umbria. 

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