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Ristrutturazione differita: Uiv contro gli espianti mascherati proposti dalla Commissione europea

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Sui tavoli di Bruxelles si chiama Ristrutturazione differita, ma si legge espianti. Secondo il consiglio nazionale di Unione Italiana Vini (Uiv), riunitosi il 19 giugno a Barolo, finanziare l’abbandono alla vigna attraverso i fondi strategici del Programma nazionale di sostegno (Pns) è sbagliato. È vero – ha affermato il Consiglio – che c’è uno sbilanciamento tra domanda e offerta, ma sono altre le misure che si potrebbero adottare per riequilibrare il mercato senza intaccare un asset coltivato da decenni. “La Commissione europea – sottolinea il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi – ha fissato per il prossimo settembre il primo incontro del Gruppo di alto livello sul futuro dell’Ocm vino. Da Uiv sarà ferma opposizione alla distrazione dei fondi strategici, come quelli per la ristrutturazione e la promozione, ma ci sarà massima collaborazione nel considerare altre ipotesi per razionalizzare il potenziale produttivo del vigneto Italia”.

Ristrutturazione differita: Unione Italiana Vini (Uiv) contro gli espianti mascherati proposti dalla Commissione europea.

Che cos’è la Ristrutturazione differita e i perché del no di Unione Italiana Vini

La Ristrutturazione differita, come proposto dalla Francia ma anche da alcune organizzazioni agricole italiane, rappresenta secondo Uiv più un invito all’abbandono (finanziato) che alla ristrutturazione: chi avrà accesso ai fondi Pns avrà tempo fino a sei anni per reimpiantare, e qualora decidesse di non farlo incasserà in ogni caso il 50%. In Italia, si valuta addirittura di estendere l’arco temporale fino a otto anni oppure di eliminare direttamente la durata del titolo.

Per il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, sono altre le misure da adottare, condivise proprio in occasione del consiglio nazionale di Unione Italiana Vini del 19 giugno scorso:

“Il focus della nuova Ocm deve continuare ad avere un approccio imprenditoriale e non assistenzialista, come accaduto nell’ultima – inutile – tornata di espianti costata all’Ue oltre 3 miliardi di euro”.

“Servono investimenti in vigneto, in tecnologia e in promozione ma soprattutto un piano strategico di sviluppo che in Italia ancora non c’è”.

“Pensiamo a una maggiore spinta degli investimenti verdi, a nuove misure da attivare in favore – per esempio – di innovazione, analisi di mercato, promozione del turismo del vino. Quanto alla sovrapproduzione – conclude Castelletti – si deve pensare a una riduzione delle rese, alle riclassificazioni incontrollate e a una gestione intelligente delle nuove autorizzazioni che premi chi è realmente sul mercato, i giovani e l’agricoltura specializzata”.

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