Ti capita una posizione privilegiata. Tu che un giorno sì e l’altro pure sei in quella meraviglia di colline del Piemonte, alla serata milanese dedicata a “Le Vie del Gusto” ti ritrovi seduta accanto all’enologo Donato Lanati. E allora cambia anche il punto di vista: perché quelle terre che conosci, percorri e degusti continuamente, per una sera le guardi da Milano e soprattutto le ascolti raccontare da uno dei personaggi più straordinari del mondo del vino. Lanati è una vera miniera di informazioni, un filosofo e un poeta del fare vino. Potresti chiamarlo “Mister Grignolino”, per la passione che lo lega a questo vino e per quella capacità rara di trasformare ogni calice in una storia. Ti racconta i segreti dell’origine della vite in Georgia, attraversa secoli di storia e poi torna dentro il bicchiere, con la naturalezza di chi il vino lo studia da una vita continuando a guardarlo con curiosità.
Con lui metti letteralmente il naso nei piatti, sapientemente preparati per valorizzare i prodotti di questa terra alle porte del Piemonte. Segui profumi, sapori, intuizioni e prendi “Le Vie del Gusto” quasi fisicamente, mentre arriva il profumo del tartufo bianco trovato in Val Curone e portato a Milano per una serata di gala che ha riunito 150 ospiti.
Una serata splendida, in un posto davvero insolito, Mari&Co, alle porte di Milano. Quasi il luogo ideale dal quale imboccare la strada che conduce alle porte del Piemonte. Attraverso il gusto.
Le Vie del Gusto a Milano: Monferrato, Gavi e Tortonese protagonisti
Il progetto “Le Vie del Gusto”, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ha portato nel capoluogo lombardo Gran Monferrato, Alto Monferrato, Strada Derthona e Gavi. Quattro anime di una provincia ricchissima di identità, prodotti e storie, riunite intorno allo stesso tavolo insieme a produttori, operatori, giornalisti, comunicatori e protagonisti del mondo enoico.
Una serata che strabordava di sorrisi. E di idee chiare sulla promozione degli assi portanti, i veri campioni del territorio enogastronomico. Mica facile, di questi tempi, prendere decisioni e scegliere una direzione. Qui la strada passa attraverso vino, cucina, paesaggio, cultura e turismo e soprattutto attraverso le persone capaci di immaginare qualcosa prima degli altri.
Fra tanta bella gente del vino incontri anche i visionari. Uno fra tutti, Walter Massa, padre indiscusso del Timorasso e, a suo dire, “eretico del vino”. Una presenza che racconta molto di queste terre, dove il recupero di vitigni e identità è passato anche dalla testardaggine di chi ha avuto il coraggio di andare controcorrente.

Donato Lanati e il Grignolino: storia di un vino ribelle e anarchico
Ma la sorpresa più insolita, forse persino la più bizzarra, arriva subito: un Metodo Classico da Grignolino.
Grignolino, proprio lui.
“Quanto mi piace occuparmi di Metodo Classico”, confida Donato Lanati sorridendo.
E così, fra un piatto e l’altro, iniziano le sue piccole lezioni di vino. Senza cattedra. Si passa dalla storia alla vigna e dalla vigna al calice.
Perché con il Grignolino il rapporto di Lanati viene da lontano.
“Il Grignolino ha una storia importante. È un vino sempre lì, pronto per arrivare primo, e non arriva mai. Cesare Pillon, un grande giornalista che ci ha lasciati da poco, all’inizio della mia storia diceva che il Grignolino era un ribelle, a volte persino anarchico. E diceva che io gli assomigliavo. Non so se sia vero: nel tempo forse ci siamo ammorbiditi tutti e due, ma siamo rimasti molto legati”.
Un legame diventato anche materia di studio.
“Me ne sono interessato fin dai tempi dell’università. Quando andavo in giro per il mondo mi dicevano: zitto tu, che hai studiato il Grignolino. Però è sempre stato un mio sogno”.
Poi arriva una definizione che vale più di molte schede tecniche.
“È un vino complicato, veramente anarchico. Vuole essere il più bianco dei vini rossi e il più rosso dei vini bianchi. Quando arriva una malattia, poi, lui si presenta quasi come fosse un’uva bianca. Insomma, è sempre bizzarro, piacevole, curioso. Non ce la farà mai ad arrivare primo. Però quando tutti arrivano in Monferrato bevono il Grignolino e poi comprano la Barbera. Quindi volevo spezzare una lancia a suo favore anche stasera”.
E te lo ritrovi nel calice, addirittura Metodo Classico, ad aprire un percorso gastronomico costruito per raccontare una provincia attraverso ciò che produce. Ribelle, anarchico, imprevedibile: proprio come Lanati lo aveva appena descritto.
Poi i piatti, gli altri vini, il tartufo bianco della Val Curone. E davanti a te prende forma una geografia del gusto: Gran Monferrato, Alto Monferrato, Tortonese della Strada Derthona, Terre del Gavi. Identità differenti che “Le Vie del Gusto” mette in relazione dentro un racconto comune.
Il progetto Le Vie del Gusto e la valorizzazione della provincia di Alessandria
“Questo è solo l’inizio”, sintetizza Paolo Arrobbio, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Ed è una frase che trova sostanza nelle parole con cui il presidente traccia il percorso del progetto.
“È stata una bellissima serata – sottolinea Paolo Arrobbio, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – che ci ha consentito di presentare a un selezionato pubblico di addetti ai lavori le eccellenze non solo enogastronomiche, ma anche turistiche e culturali della provincia di Alessandria: un territorio che merita di essere visitato e anche vissuto con la necessaria lentezza, per apprezzarne appieno storia, bellezza, offerta di benessere e qualità di vita. La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha deciso, attraverso il progetto Le Vie del Gusto, non solo di promuovere una rassegna di eventi, ma di costruire un modello permanente di valorizzazione territoriale, capace di generare nuove opportunità economiche, rafforzare l’identità del territorio e consolidare il posizionamento di Alessandria, del Monferrato, del Tortonese e delle Terre del Gavi tra le destinazioni di riferimento del turismo enogastronomico italiano”.
Milano è stata la prima vetrina. Sul tavolo c’era già un pezzo di Piemonte e, seduti accanto a Mister Grignolino, la strada verso quelle terre è tutta da degustare.

Il menu de Le Vie del Gusto: vini piemontesi e abbinamenti a sorpresa
Per non fare torto alle numerose cantine di un territorio tanto vasto e articolato, la serata milanese de “Le Vie del Gusto” ha scelto di non svelare ufficialmente i vini serviti in degustazione e in abbinamento ai piatti. Una scelta comprensibile, dentro un evento nato per promuovere un’intera provincia e le sue diverse anime, senza stilare classifiche né concedere primogeniture.
Ma il lavoro dei segugi resta il lavoro dei segugi. E così, guidati dalla curiosità e soprattutto dalla passione, qualche etichetta l’abbiamo scoperta, qualche retroetichetta l’abbiamo sbirciata e qualche dettaglio utile alla causa – raccontare il valore e la straordinaria varietà di questo territorio – siamo riusciti a portarlo a casa.
Ad accoglierci da Mari&Co, il viaggio di degustazione è iniziato con la sorpresa che avrebbe poi acceso la conversazione con Donato Lanati: un Metodo Classico da Grignolino.



Marinella di Hic et Nunc: il Grignolino che diventa Metodo Classico Rosé
Al banco di degustazione scopriamo il suo nome: Marinella, Metodo Classico Pas Dosé Rosé, 100% Grignolino, 36 mesi sui lieviti, prodotto da Hic et Nunc. La cantina nasce nel 2012 a Vignale Monferrato, all’interno di una tenuta di 115 ettari nel cuore del Basso Monferrato, con un progetto orientato al recupero e alla valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni. Marinella è dedicato alla mamma di Massimo e porta nel calice anche una storia personale. Fresco, energico, diretto, è uno di quei Metodo Classico che ti fanno immediatamente pensare all’aperitivo ma che, a tavola, hanno parecchie altre cose da dire.
Qui arriva insieme a una scenografica “torta nuziale” di bocconi di salame e fichi. L’impressione? Questa bollicina sta bene con tutto. Roba da portarsela al tavolo e andare sul sicuro qualunque sia il menu. E soprattutto, come raccontato, è il vino giusto al posto giusto per iniziare una serata accanto a Mister Grignolino, Donato Lanati.
Gavi 2024 e tartufo bianco della Val Curone: l’abbinamento con l’uovo
Lo chef Giuseppe Marangione porta quindi in tavola l’uovo morbido con cavolfiore e tartufo bianco. Piatto molto interessante, anche se il carattere del cavolfiore tende in parte a coprire la sottigliezza aromatica del tartufo. Nell’insieme, però, il risultato funziona ed è accompagnato da un calice di Gavi 2024.
Derthona Timorasso 2021 di Claudio Mariotto: il vino incontra il tartufo
Con il risotto, zucca e caffè torna protagonista il tartufo bianco pregiato del Monferrato, che disegna sul piatto una traccia olfattiva davvero speciale. Pare sia stato trovato il giorno precedente dalle parti di San Sebastiano, in Val Curone.
La dolcezza della zucca tende a prevalere, ma trova un contrappunto praticamente perfetto nella sapidità del vino. Qui la sbirciatina alla retroetichetta dà i suoi frutti ma alla cieca lo potevamo riconoscere: nel calice c’è il Derthona Timorasso 2021 di Claudio Mariotto, Colli Tortonesi Doc, 14,5 gradi. Un signor Timorasso. Elegante, strutturato, con quella sapidità che riesce a compensare la componente dolce del piatto e a riportare equilibrio nell’abbinamento. In alternativa, quanto ad abbinamenti goduriosi, mettendo insieme alcuni ingredienti del primo e secondo piatto, ma in ordine diverso: il paradiso di questo calice sarebbe stato un uovo fritto nel burro, al tegamino proprio così come la nonna faceva, con la grattata magistrale di tartufo, forse un pizzico di pepe nero (da grattare al momento),
San Bastiano 2024: il Grignolino del Monferrato Casalese di Castello di Uviglie
Ed ecco un’altra sorpresa “Grignolina”. Tornando al risotto di zucca e polvere di caffè. Nel calice arriva un rosso pieno di luce, luminoso anche in bocca, raffinato senza tirarsela troppo. Bello! Ancora una sbirciatina e si scopre il San Bastiano Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2024: rosso fermo, 100% Grignolino, 13 gradi. La cantina è quella del Castello di Uviglie.
È lo splendido lascito di quel vitigno “bizzarro, piacevole e curioso” raccontato da Lanati. Un Grignolino legato alle colline del Monferrato casalese e ai loro suoli calcarei, giocato sulla delicatezza del colore, sui frutti rossi, sulla speziatura, sul pepe bianco, sulla freschezza e sulla sapidità. Un vino elegante che entra nel cuore in punta di piedi. Abbassa la temperatura e lo servi anche per un aperitivo indimenticabile, più cena che ape, divertendoti a selezionare curiosi finger fra carne e persino pesce.

Ovada Docg e Barbera del Monferrato: i grandi rossi della serata entrano in scena con Guancia, indivia e mela
Poi arriva la guancia con indivia e mela. Ancora un gioco fra dolcezza e sapidità, questa volta accompagnato da un rosso. Scelgono il rosso un po’ più importante. Lo intercettiamo ed è l’Ovada Docg 2023 Convivio di Tenuta Gaggino, da Carpeneto, asciutto, profumato e tannico.
Ma tra i rossi della serata c’è anche la guastafeste che non dimenticherai mai (l’avevi assaggiata di recente alla Douja d’or di Asti), una Barbera che porta un nome maschile, va bene così, Ettore 2023 di Tenuta Genevrina, Barbera del Monferrato Superiore: unica. Viene prodotto da uve Barbera che nascono sulla collina Belveto, a Ozzano Monferrato, nel Piemonte vitivinicolo patrimonio Unesco: siamo in provincia di Alessandria. Un vino dalla personalità decisa, affinato in barrique e dedicato all’anima della tenuta, Ettore, che fu pugile e imprenditore, il bisnonno di Luca Vogliotti (giovane produttore). Persino il design della bottiglia ne conserva il ricordo: la caratteristica linea incavata rossa richiama simbolicamente il ring.
Una Barbera robusta e importante, capace di raccontare una storia familiare oltre al territorio. E con una qualità che a volte è persino più interessante dell’abbinamento: meravigliosa anche da sola. Hai presente il jab di un ko, preciso nella qualità e bontà del prodotto tipico per di più?

Moscato 2025 e dessert: il finale dolce de Le Vie del Gusto
Prima dei saluti arriva il Moscato 2025. Dolcezza va. Nel piatto meringa, chantilly, castagne e violetta candita. Dolcezza chiama dolcezza e il viaggio attraverso “Le Vie del Gusto” trova così il suo ultimo assaggio, dopo aver attraversato Grignolino, Gavi, Timorasso, Ovada e Barbera.
Qualche nome era nascosto, qualche etichetta l’abbiamo scoperta. A voi gli indizi e qualcosa di più di una geografia molto più grande, quella delle colline alessandrine che la serata milanese voleva portare, per una notte, alle porte di Milano. Per un viaggio da organizzare subito. Senza ritorno.






























