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La Selvanella Chianti Classico Riserva: verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero 

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Sul confine tra i territori di Greve e Radda in Chianti, si estende un Cru di poco più di 50 ettari vitati. Siamo in Località La Selvanella, volto noto del Gallo Nero che proprio in questa fattoria di 139 ettari trova una delle sue espressioni più iconiche. Una storia che racconta di un vero e proprio Monopole in Chianti Classico, nonché di scelte pioneristiche, come quella d’indicare per primi proprio il vigneto di provenienza in etichetta fin dalla prima annata 1969. Un debutto che ebbe poi luogo quattro anni dopo la vendemmia e nel 2023 celebrerà così mezzo secolo sul mercato. Un traguardo importante, quello che si appresta a tagliare La Selvanella, nome che racchiude in sé un’identità delineata attorno a una sola collina, combinazione infinita di biodiversità tra i filari e di suoli grazie ad Alberese e Galestro, un solo vitigno, il Sangiovese, un solo vino, Chianti Classico Riserva Docg. Ecco la nostra verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero.

L’identità contemporanea di un’icona del Gallo Nero: dove nasce il Cru La Selvanella

Sono passati 50 anni dalla prima comparsa di questo rosso che, vendemmia dopo vendemmia, si fa espressione trasversale del carattere di ciascuna singola annata col suo inconfondibile stile nel calice. 

Un’etichetta che beneficia della straordinaria unicità della selezione clonale di Sangiovese Grosso, mantenuta nel corso dei reimpianti che si sono susseguiti nei decenni, che colora l’intera collina estendendosi tra 330 e 600 metri s.l.m, dove la differenza dei suoli regala a ciascuna parcella di vigna un proprio carattere e un’anima. Ed è la selezione di queste microvinificazioni a creare il blend di una Riserva che racchiude in sé solo il meglio di ogni raccolto. 

La posizione di questo Cru contribuisce, poi, a renderlo ancora più unico in particolare per la maturazione delle uve, grazie a un’ubicazione che gli consente di godere dell’esposizione del sole lungo l’intera giornata e del Maestrale che, proveniente dal mare, in estate s’incanala lungo la valle permettendo una ventilazione continua e costante dei filari da mattino a sera. 

“La parte più bassa è composta da Alberese misto ad Argilla, per un terreno che si mantiene abbastanza sciolto. Una faglia di rottura la separa dalla porzione superiore della vigna, che vede invece la presenza del tipico Galestro”, spiegano a WineCouture il direttore di cantina, Alessandro Zanette, e l’enologo, Francesco Bruni. 

“Nelle annate più asciutte ci si dirige così più verso il basso, dove l’argilla trattiene maggiormente l’acqua, nella selezione dei diversi vini che daranno forma al blend, mentre in caso opposto ci si spingerà maggiormente verso l’alto. L’obiettivo è sempre quello di riportare la massima espressione dell’anno e del vigneto, mostrando le differenze nel fil rouge dettato da una filosofia che non è cambiata nel tempo”. 

La Selvanella Chianti Classico Riserva: verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero che svela l’identità contemporanea del Cru toscano.

Una firma che parla solo ed esclusivamente dell’anima di un terroir, con le sue esposizioni e differenze di terreni, mantenendosi da sempre fedele in cantina alla scelta di tre anni di affinamento in botte grande, con aggiunta di uno ulteriore di riposo in bottiglia. 

2018-1973: la verticale di WineCouture del Chianti Classico Riserva Docg La Selvanella 

Il Chianti Classico Riserva Docg La Selvanella è vino che va, dunque, oltre le mode, mantenendo poi la sua assoluta precisione nel calice anche a distanza di decenni. A dimostrarlo la costanza dei riconoscimenti ricevuti dall’etichetta lungo il corso degli anni, col primo Tre Bicchieri che rimanda al 1986, ma anche il parallelo tra i vini, che ancora oggi può essere compiuto grazie alla lungimirante scelta iniziale di conservare fin dal 1969 parte di tutte le annate. 

Ed è così, che in uno straordinario cammino à rebours, iniziando dal frutto della vendemmia 2018 attualmente in commercio e fino alla sorpresa di una cieca che ci ha condotto al 1973, in compagnia di Alessandro Zanette e Francesco Bruni abbiamo potuto effettuare l’esperienza di una verticale di questo grande classico. 

La Selvanella Chianti Classico Riserva: verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero che svela l’identità contemporanea del Cru toscano.

Un’occasione che ci ha consentito di ritrovarci faccia a faccia con le molteplici sfaccettature del volto di questa Riserva. Partendo dall’anima gastronomica, con i suoi tratti carnosi e di frutta matura, dell’annata 2018, cui fa da splendido contraltare una 2017 diretta, gessosa, dove la preponderante acidità detta la modernità dell’espressione di un anno che ha messo a dura prova i viticoltori a queste latitudini, ma non solo. 

A seguire, il frutto della vendemmia 2016, che oggi si mostra in perfetto equilibrio, con tratti maggiormente verticali che non lasciano spazio a estremi, specchio della regolarità stessa dell’andamento dell’annata. Chiude il quartetto iniziale la piacevole prontezza della 2015, con le sue note di frutta sotto spirito e di macchia mediterranea. 

La Selvanella Chianti Classico Riserva: verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero che svela l’identità contemporanea del Cru toscano.

Un’annata, quest’ultima, su cui s’innesta in scia la vendemmia 2013, che paga condizioni metereologiche peggiori della 2015 e in cui al palato si avverte un’alcolicità più spiccata. 

Giunge poi l’ora di lasciare spazio al tempo che scorre. Ed ecco fare capolino la Riserva 2006, con i suoi tratti balsamici riconoscibili fin dal naso. Un’espressione setosa di macchia mediterranea, che col passare dei minuti ricorda la 2017 per carattere, in particolare quando fa emergere gli stessi sentori di roccia bagnata. 

Con l’annata 2000 comincia il tempo della maturità, tra cuoio, sottobosco e muschio, mentre la chiusura nell’altro secolo regala due interpretazioni particolarmente interessanti: le vendemmie 1997 e 1993. La prima si esprime al palato con una larghezza che ricorda le specificità della 2006, ma elevate all’ennesima potenza: tra note di vaniglia, spezia e frutta sotto spirito, a colpire è la caratteristica acidità in bocca che si mantiene quale tratto identitario de La Selvanella. 

Con l’annata 1993 si entra, infine, in un’altra dimensione, anche a livello climatico nel racconto delle vendemmie, ed è così che a predominare è il ricordo dell’essenza della buccia di arancia: un tratto che in una cieca a suggellare la verticale, si ritroverà evoluto nella Riserva 1973, grazie a una nota di frutta candita che tende al mandarino e a quella di fungo appena raccolto, che sono completate da un richiamo alla dolcezza della pastafrolla. Un racconto davvero unico di un vino da sempre contemporaneo. 

La Selvanella Chianti Classico Riserva: verticale al cuore di un’icona del Gallo Nero che svela l’identità contemporanea del Cru toscano.
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