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Sangiovese, Vermentino e la magia del volto “selvaggio” della Toscana del vino: cartoline da Montecucco

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Il volto “selvaggio” della Toscana del vino. Nei panorami, non certo al calice. Quella è tutta un’altra storia. Un racconto dove il Sangiovese è primo e assoluto protagonista. Ma capace anche di riservare sorprese inattese, come per quel che riguarda il bianco Vermentino che abbandona le coste per venire a trovare una nuova zona d’elezione sulle colline dell’entroterra. Stiamo parlando di Montecucco, la nuova frontiera del vino toscano, ma non solo. Già, perché se su questi schermi abbiamo già suggerito in passato di prestare attenzione a questa Denominazione, ora vogliamo andare più in profondità, regalando una vera e propria carrellata di cartoline da questo vocato territorio.

Montecucco terra di mezzo

Più che di frontiera, in realtà bisognerebbe forse parlare di Montecucco come di una terra di mezzo. Già, perché la sua particolare collocazione geografica ne delinea i tratti in maniera inconfondibile.

Il Montecucco nasce in sette comuni, in provincia di Grossetto. La zona che si sviluppa tra Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano, dà forma a una Denominazione relativamente giovane, con la Docg addirittura in vigore solo dal 2011. Un’area che si incastona tra la patria del Brunello di Montalcino e quella del Morellino di Scansano: una location, dunque, vocata per definizione.

Montecucco è terra di mezzo, tra la patria del Brunello di Montalcino e quella del Morellino di Scansano
Montecucco è terra di mezzo, tra la patria del Brunello di Montalcino e quella del Morellino di Scansano

È proprio da questi due estremi che il Montecucco raccoglie il meglio: tanto vicina al Mar Tirreno – da cui dista solo pochi km in linea d’aria –, quanto all’ormai spento vulcano Amiata, che con i suoi 1.738 metri di altezza domina tutto il territorio compreso tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana.

Proprio le condizioni climatiche estremamente favorevoli alle pendici del monte Amiata, in una zona il cui il clima fresco e ventilato è influenzato dalle correnti in arrivo dalle aree interne dell’Italia centrale, dall’aria marina della costa tirrenica e dall’Argentario, rendono il Sangiovese re a Montecucco. Un terroir dove quella vitivinicola è tradizione che si è stratificata, in una successione di esperienze e in un accumularsi di saperi, nel corso dei millenni.

A susseguirsi, lasciando tracce indelebili del loro passaggio: Etruschi, Romani, Longobardi, monaci benedettini, dominio senese e anche la famiglia dei Medici. Fino all’oggi, dove la viticoltura moderna ha quale simbolo un Consorzio di tutela capace di raggruppare 68 aziende produttrici, preservando la qualità assoluta del vino a Montecucco, tramandata lungo i secoli.

Riflessioni attorno un 2020 d’immobilità forzata

Montecucco non è esattamente la prima espressione che può venire in mente parlando di Sangiovese: ma alla prova dell'assaggio ne esce sempre vincente
Montecucco non è esattamente la prima espressione che può venire in mente parlando di Sangiovese: ma alla prova dell’assaggio ne esce sempre vincente

Neanche la piaga del Covid-19 ha scalfito in alcun modo la magia. “Abbiamo affrontato il 2020 con grande forza d’animo, concentrandoci ancor più, in questo periodo d’immobilità forzata, proprio sul miglioramento della qualità dei nostri vini”, spiega Giovan Battista Basile, vicepresidente Consorzio del Montecucco. E se c’è chi, lato commerciale, all’interno della Denominazione ha sofferto maggiormente in questi ultimi 12 mesi, tutti, però, hanno beneficiato del positivo lavoro di posizionamento che, fin da principio, ha sempre caratterizzato strategie e politiche consortili, in primis all’estero.

Sottolinea Basile:

“Fin dalla creazione della Denominazione, ormai poco più di 20 anni fa, il Montecucco è stato accolto e giudicato come vino dall’ottimo rapporto tra qualità e prezzo”.

“E nonostante il nostro non rappresenti ancora un brand capace di imporsi agli occhi del consumatore finale per il solo nome, nondimeno quando sottoposto alla prova dei fatti ne esce sempre vincitore”.

Già, Montecucco non è esattamente la prima espressione che può venire in mente parlando di Sangiovese. La fama ormai consolidata a livello globale del suo “vicino di casa”, il Brunello di Montalcino, fa ombra. Ma il Montecucco confida di poter ripercorrere, un passo dopo l’altro, le orme del rosso più celebre di Toscana: e le carte per farlo, di certo, non gli mancano. Ma quali sono i numeri di questa singolare Denominazione?

“Il Consorzio raggruppa oltre 500 ettari di vigneto, su una superficie vitata che oscilla tra i 750 e gli 800 ettari, e oltre 1,2 milioni di bottiglie, a fronte di una produzione complessiva di 1,8 milioni l’anno”, riprende Basile. “Numeri destinati a crescere, visto che il potenziale produttivo del Montecucco, se tutti i vigneti fossero dedicati alla Doc e alla Docg, sfiorerebbe i 5,5 milioni di bottiglie”.

Doc e Docg: di cosa parliamo quando parliamo di Montecucco

Il Montecucco è un sistema di Doc, in cui sin incastona il gioiello enologico della Maremma Toscana: il Montecucco Sangiovese Docg
Il Montecucco è un sistema di Doc, in cui sin incastona il Montecucco Sangiovese Docg, gioiello enologico della Maremma Toscana

Non abbiamo commesso refusi o errori fino ad ora. Questo angolo di Toscana del vino, infatti, si sdoppia. Da una parte, un sistema di Doc, dove sono inclusi Montecucco Rosso, Bianco e Vermentino, cui si aggiungono le nicchie Montecucco Rosato, Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice. Poi c’è il gioiello enologico della Maremma Toscana: il Montecucco Sangiovese Docg. Parliamo di un grande rosso, che per l’appunto dalla vendemmia 2011 può fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, ottenuto con una delle rese più basse d’Italia: appena 70 quintali di uva per ogni ettaro di vigna.

Riprende Basile:

È proprio la vocazione rispetto al Sangiovese a contraddistinguerci da sempre e a renderci riconoscibili”.

Ma cos’altro caratterizza in maniera inequivocabile il Montecucco? “Un altro aspetto è la dimensione quasi ‘artigianale’ delle nostre cantine. Tranne qualche eccezione, infatti, non presentiamo sul territorio produttori di grandi dimensioni. E anche quando ci riferiamo alle aziende dai maggiori volumi, la focalizzazione sulla qualità estrema non viene mai meno: basti pensare che uno dei principali rappresentati, per numeri, della nostra Denominazione è una realtà condotta a biologico”. Un dettaglio curioso, che porta ad aprire un altro capitolo del libro del Montecucco: quello che parla di sostenibilità.

Un vero angolo incontaminato di Toscana

Un importante capitolo del libro del Montecucco è quello che parla di sostenibilità
Un importante capitolo del libro del Montecucco è quello che parla di sostenibilità

La Docg Montecucco è inserita in un territorio magico, trasformato nei secoli dagli uomini senza alterare il vitale equilibrio naturale. Qui la vite e l’olivo sono da sempre due pilastri dell’economia locale e attraverso il lavoro dell’uomo sono diventati elementi imprescindibili del paesaggio, fatto di vigneti e colline, di borghi medievali ben conservati e di realtà agricole moderne e responsabili. Si alternano con ricchezza di sfumature la macchia mediterranea, i pascoli, i castagneti, gli oliveti, le vigne e le dolci colline delle vallate dei fiumi Ombrone e Orcia.

Evidenzia Giovan Battista Basile:

“La nostra è una filiera dal bassissimo impatto ambientale”.

“Nell’area della Denominazione si assiste, infatti, a uno spettacolo dove varie colture si alternano con spazi per certi versi ancora ‘selvaggi’. Ma per dare un valore che fa comprendere meglio quel che intendiamo per bassissimo impatto ambientale, si pensi che, nell’imbottigliato, il Sangiovese Montecucco Docg arriva a punte del 70% di biologico”.

Non è quindi un caso se molte aziende del Consorzio Tutela Vini Montecucco, ottimamente integrate nel paesaggio, hanno conservano la millenaria vocazione agricola, al di là di quella vitivinicola conseguenza del microclima unico legato alla vicinanza con il Mar Tirreno contrapposta “al riparo” del Monte Amiata. “Il rispetto della natura viene da sé in luoghi come Montecucco”, precisa Basile. “Spesso è nel Dna e nella storia stessa delle diverse realtà l’utilizzo di pratiche naturali e il primario impegno a preservare il territorio”.

“Il rispetto della natura viene da sé in luoghi come Montecucco” (Giovan Battista Basile, vicepresidente Consorzio del Montecucco)
“Il rispetto della natura viene da sé in luoghi come Montecucco” (Giovan Battista Basile, vicepresidente Consorzio del Montecucco)

Si parlava di paesaggi per certi versi ancora molto “selvaggi”, che non possono che accendere i riflettori sulle potenzialità quale destinazione enoturistica di eccellenza per Montecucco. “Viviamo all’interno di un’area per molti versi ancora incontaminata”, spiega il vicepresidente del Consorzio toscano. “A livello enoturistico abbiamo tutte le carte in regola per avere successo, ma ancora paghiamo la scarsa conoscenza nel pubblico della nostra zona. L’enogastronomia, però, ci sta aiutando in questo, grazie anche a dei percorsi dedicati. È una crescita costante quella cui si è assistito negli ultimi anni, a fronte soprattutto dell’avvento di un turismo di qualità, che ricerca il territorio e i vini del Montecucco. Parliamo sorprendentemente anche di una fascia giovane di utenti: dai 20 ai 45 anni. E nel 2020, il boom degli italiani ci ha felicemente sorpresi, perché normalmente siamo più conosciuti all’estero come destinazione: proprio come capita per le nostre etichette”.

Tra annate da sogno e nuovi trend: il futuro di Montecucco è ora

Per innamorarsi di Montecucco, c’è solo da venire in questo territorio e lasciarsi conquistare dallo spettacolo del vino e della natura. Ma cosa troveremo nel calice, frutto delle ultime annate? “La qualità della vendemmia 2020 è stata molto buona”, spiega Basile. “Merito di un settembre molto caldo che ha permesso alle uve di ‘svoltare’ in termini di maturazione: sia per quel che riguarda i bianchi a base Vermentino, sia per i rossi. È stata una vendemmia, l’ultima, arrivata in scia a un 2019 eccellente per qualità. Ma guardando all’ultimo lustro, possiamo dire di aver beneficiato di almeno quattro annate su cinque superiori per qualità”.

La riserva del Montecucco Docg è ovviamente la principale protagonista sul mercato, con il suo affinamento di 24 mesi, più altri sei in bottiglia: il punto di partenza da cui ogni produttore poi, a seconda di stili e sensibilità, stabilisce le tempistiche d’uscita sul mercato. “Al momento sono le annate 2015 e 2016 in evidenza”, specifica il vicepresidente del Consorzio. “Ed esattamente come per il nostro ‘vicino’ Brunello, ci troviamo davanti a due grandissime interpretazioni dello spartito di Montecucco”.

“La 2016, addirittura, è per certi versi superiore in equilibrio alla già eccellente 2015, in quanto leggermente meno calda: ma si tratta di una sottigliezza nel giudizio di due grandissime annate. E se parliamo di millesimi fenomenali, attenzione anche alla 2019: qui a Montecucco le prospettive in termini di risultato si annunciano eccezionali”.

Oltre alle annate da sogno, ci sono anche i nuovi trend. “A livello di produzione, bianco e rosato sono minoritari: ma stanno crescendo”, spiega Basile. “Il Vermentino Doc Montecucco, in particolare, si va imponendo sempre più quale riferimento nel bianco, anche in risposta al successo registrato sul mercato: tanto che spesso non riusciamo del tutto a soddisfare la richiesta”. Un segnale, questo “sold out”, che punta a rappresentare un auspicio per il futuro, dopo un anno profondamente complicato per il mondo del vino. “È un ritorno verso la normalità quella che ci attendiamo dal 2021”, chiosa il vicepresidente del Consorzio. “Una ripresa ‘vera’, dove poter far tornare a toccare con mano quel che facciamo ad appassionati e operatori”. Perché è proprio così: per innamorarsi di Montecucco, serve solo lasciarsi conquistare dallo spettacolo del vino e della natura.

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