Clos e tesori di Champagne: il mono-vitigno è leggenda con Krug

l Clos rappresentano nell’immaginario collettivo (e sicuramente in quella degli amanti della Champagne) la migliore espressione di una singola vigna. Si tratta di un vigneto che s’innalza qualitativamente dai filari circostanti: separato e custodito dai vicini con l’aiuto di muretti in pietra, che alcuni storici ritengono dovessero essere geometricamente quadrati. Tra i più noti in Champagne vi sono senza dubbio i due di proprietà della Maison Krug: il Clos du Mesnil (circa 1,8 ettari di Chardonnay a Mesnil sur Oger nel pieno della Côte des Blancs) e il Clos d’Ambonnay (circa 0,7 ettari di Pinot Noir nell’omonimo villaggio Grand Cru). Ma di Clos in Champagne ce ne sono diversi altri (non si sa il numero “ufficiale”, perché come spesso accade le fonti sono discordanti): alcuni conosciuti, altri molto meno. Tra quelli sicuramente da ricordare: il Clos de Goisses di Philipponat e il Clos Saint-Hilaire di Billecart Salmon, entrambi nel villaggio Premier Cru di Mareuil sur Ay.

Mesnil e Ambonnay: i due volti dello champagne mono-vitigno secondo Krug

Il Clos du Mesnil è la massima espressione dello Chardonnay di Mesnil e forse dell’intera Champagne.
Il Clos du Mesnil è la massima espressione dello Chardonnay di Mesnil e forse dell’intera Champagne.

Andiamo ora a scoprire uno dei più noti, amati, ambiti Blanc de Blancs della Champagne: quel piccolo gioiello che è il Clos du Mesnil di Krug. Insieme a Salon, parliamo della massima espressione dello Chardonnay di Mesnil e forse dell’intera Regione. Circa 1,8 ettari circondati da un muro di pietra edificato nel 1698 da Claude Jannin e Pierre Dehée Metoen, dove Gaspard Jannin, figlio di Claude, in quello stesso anno piantò le vigne. Un Clos in cui il microclima conferisce alle uve di Chardonnay un carattere unico. È stato acquistato dalla maison Krug nel 1971 e inizialmente le uve coltivate in questo vigneto sono state usate in assemblaggio per la produzione della Grande Cuvée. Fino al 1980, quando a seguito dell’assaggio dei vins clairs del suo Clos della vendemmia 1979, la Maison Krug decise di fare qualcosa che non aveva mai osato fare in passato: imbottigliare quei vini singolarmente. Nacque così il Krug Clos du Mesnil e l’annata 1979 fu la prima prodotta della storia. Il Clos d’Ambonnay, invece, è stato acquisito da Krug nel 1994. E già l’anno successivo la qualità del raccolto consentì di vinificare singolarmente questo straordinario Pinot Noir: prese così vita, con il famigerato Clos d’Ambonnay 1995, il secondo champagne mono-vitigno della Maison.

Una veduta del Clos d’Ambonnay. In copertina, il Clos du Mesnil (Ph. Marcello Brunetti)
Una veduta del Clos d’Ambonnay. In copertina, il Clos du Mesnil (Ph. Marcello Brunetti)

Clos du Mesnil 2002: lo Chardonnay più ambito della Champagne in un’annata mito

Il Clos du Mesnil 2002 di Krug: il volto di un'annata mito in Champagne
Il Clos du Mesnil 2002 di Krug: il volto di un’annata mito in Champagne

Ma torniamo a parlare del Clos du Mesnil. La prima annata prodotta è la 1979, come detto. Mentre l’ultima annata a oggi disponibile sul mercato è la 2004. Vi vogliamo però raccontare, più nel dettaglio, del millesimo 2002. Parliamo di un’annata mitica in Champagne, che ha regalato un clima clemente e generoso, stabilmente caldo, relativamente asciutto, che ha creato le condizioni ideali per la maturazione dei grappoli. La vendemmia si è svolta tra il 15 e il 17 settembre, sono state prodotte circa 13 mila bottiglie, mantenute a riposare sui lieviti per 12 anni e sboccate ad inizio 2015. Così lo descrive Alberto Lupetti nel suo blog lemiebollicine.com, a valle di una degustazione presso la Maison con il patron Oliver Krug: “Naso di grandissima intensità, certamente identificativo di un Krug, ma con una ricchezza quasi inusuale che lo rende un Clos du Mesnil molto particolare. Esprime in maniera evidente, netta, lo Chardonnay della Côte des Blancs (il che non è sempre scontato…) al fianco della personalità dell’annata e dello stile inimitabile Krug. Così risulta intensamente agrumato, nettamente mineral/salino, finemente tostato, anche meno grasso del solito. Per questo piace, ammalia, intriga, conquista. La bocca è tesissima, innanzitutto e nuovamente agrumata, ancora animata da questa sensazione di ricchezza, di intensità, certamente figlie dall’annata, ma anche tesa, asciutta e sapidissima. È travolgente non tanto per la spinta acida (comunque presente ben oltre la media dell’annata), quanto per questa incredibile ricchezza, che si sviluppa autorevolmente fino al finale addirittura salato, ovvero ancora minerale, marino, iodato. In questo momento ha ancora ed evidentemente bisogno di tempo per liberare tutta la sua gigantesca personalità, visto che appare ancora imbrigliato, frenato, ma, proprio per questo, sarà senza dubbio un grandissimo Clos de Mesnil. Forse uno dei più grandi mai fatti… Standing ovation”.

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