Nicola Gatta: una dichiarazione d’amore alla Franciacorta atipica

Non capita spesso, a noi amanti dello Champagne. Ma quando capita, vale proprio la pena di parlarne. In questo caso è capitato: un amore a prima vista. Al primo sorso, forse è meglio dire. Parliamo di un piccolo produttore italiano della zona più orientale della Franciacorta, con i suoi 5,5 ettari vitati sulle colline di Gussago, a 400 metri sul livello del mare. Un produttore che ha deciso di lasciar fare alla natura il suo lavoro, mettendo il proprio savoir-faire a sua disposizione. In vigna, segue i principi della biodinamica, non utilizza diserbanti e prodotti chimici di sintesi. In cantina, solo fermentazioni spontanee con lieviti indigeni naturalmente presenti sulle bucce. Nella sua produzione è bandito qualunque tipo di chiarificante o stabilizzante. La solforosa presente nel vino, peraltro in quantità assai limitate, è solo di origine naturale e non aggiunta: il principio è di valorizzare un territorio differente per natura e origini, con lo scopo di ottenere dei vini che lo rappresentino senza compromessi. Di chi stiamo parlando? Di Nicola Gatta, bien sûr.

Un viticoltore fuori dagli schemi

Gussago. Suoli calcarei. Nessun compromesso. Ecco chi è Nicola Gatta
“Gussago. Suoli calcarei. Nessun compromesso”. Ecco chi è Nicola Gatta

Nicola Gatta produce 25mila bottiglie l’anno. Le sue vigne sono piantate unicamente a Chardonnay e Pinot Nero. Di certo, si tratta di un viticoltore fuori dalle righe. C’è chi lo definisce un “ribelle della Franciacorta: ha infatti deciso di non aderire al Consorzio per la tutela, così da essere libero di seguire il volere della natura, lasciando al territorio la massima espressività, non venendo imbrigliato da schemi prefissati dal disciplinare. A noi, però, piace definire i suoi spumanti Metodo Classico come “Franciacorta atipici”. E seppur con produzioni in modesta quantità, la sua gamma è tutt’altro che limitata.

Il Metodo Classico secondo Nicola Gatta

Produzioni in modesta quantità, quelle di Nicola Gatta, ma la sua gamma è tutt'altro che limitata
Produzioni in modesta quantità, quelle di Nicola Gatta, ma la sua gamma è tutt’altro che limitata

La lunga passerella inizia con l’Ombra, il “base” di Nicola Gatta: 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero. 30 lune sui lieviti. Ah, sì: dimenticavamo di dirvi questa piccola curiosità. Nicola Gatta non indica i mesi di permanenza sui lieviti, come di norma, ma le “lune”: anche in questo si distingue dagli altri. Bolla fine ed elegante. Al naso prevalgono i sentori agrumati, che ritroviamo anche in bocca. Acidità sontuosa. Sorso persistente. Un “base” sorprendente. Si passa poi al Quattrocento: 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero. 40 lune sui lieviti. Dosato 3 g/l. Un Extra Brut, al limite del Nature. Al naso, prevalgono note balsamiche, in bocca troviamo una bella acidità e un ottimo equilibrio. Seguono i due monovitigno: un Blanc de Blancs in purezza, 100% Chardonnay, che passa 50 lune sui lieviti, e un Blanc de Noirs in purezza, 100% Pinot Nero, 70 lune, dosaggio zero, ovvero senza zucchero aggiunto post dégorgement. Arriva, poi, il Rosè firmato da Nicola Gatta: di macerazione (“de Saignée” direbbero i francesi), è prodotto con 100% Pinot Nero e una breve macerazione delle uve sulle bucce (otto ore), per conferire quel colore rosa pallido e delicato che lo caratterizza alla vista. 60 lune. Al naso prevalgono i sentori agrumati, in prevalenza mandarino. In bocca stupisce per la sua eleganza e la texture setosa. A chiudere la gamma è il Molener, termine che deriva dalla parola mugnaio, in dialetto bresciano: il soprannome del nonno, che ha dato vita all’azienda. È un 70% Chardonnay e un 30% Pinot Nero. La permanenza sui lieviti arriva a 90 lune: vendemmia 2010, con aggiunte di vini di riserva delle annate 2009, 2008 e 2007 conservati in vasche di cemento. Extra brut, dosaggio 3 g/l di zucchero di canna sciolto nel vino e aggiunto al momento della sboccatura. Un vero top di gamma.

Molener, termine che deriva dalla parola mugnaio, in dialetto bresciano: il soprannome del nonno di Nicola Gatta, che ha dato vita all’azienda
Molener, termine che deriva dalla parola mugnaio, in dialetto bresciano: il soprannome del nonno di Nicola Gatta, che ha dato vita all’azienda

Hors menu: le edizioni limitate

Nell'offerta firmata Nicola Gatta non mancano nemmeno le edizioni prodotte in quantità limitate: come il 6.16
Nell’offerta firmata Nicola Gatta non mancano nemmeno le edizioni prodotte in quantità limitate: come il 6.16

La proposta firmata Nicola Gatta non si ferma qui, però. Non mancano, infatti, nemmeno le edizioni prodotte in quantità limitate. Il 6.16 è un 100% Pinot Nero, 36 lune. È prodotto con il Metodo Solera, vendemmie dalla 2006 alla 2016: da qui il nome 6.16. In commercio ci sono soltanto 965 bottiglie. Il colore è giallo paglierino molto acceso. In bocca, esplodono i sentori agrumati, in prevalenza mapo, mandarino e pompelmo. Si tratta di un vino in cui emergono morbidezza e freschezza. La bollicina dei 36 mesi sui lieviti è un po’ “rustica” e ravviva le note ossidative. Altra edizione super limitata è l’Arcano: quest’anno, Nicola Gatta ne ha prodotte 370 bottiglie soltanto. Si tratta di un assemblaggio di 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, che resta a riposare sui lieviti per ben 180 mesi. Una vera chicca, formata principalmente da uve della vendemmia 2004 con delle aggiunte di vini di riserva delle annate 2003 e 2002 conservati in bottiglie e damigiane. Ora, non vi resta che assaggiarli tutti. Santé!

5 pensieri su “Nicola Gatta: una dichiarazione d’amore alla Franciacorta atipica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto