Vigneron: un tour alla scoperta dell’identità di Champagne

Champagne di terroir e di carattere. È questo il denominatore comune del nostro recente viaggio nella terra delle bollicine più famose al mondo. Abbiamo visitato piccoli Vigneron che, grazie alla loro passione e alla qualità dei loro terreni, riescono a creare vini emozionanti, identitari e degni di essere raccontati e ovviamente degustati. Pierre Legras, Guy Charlemagne, Secondé-Simon, Bolieu e Schreiber: queste le storie che andremo a scoprire, un calice dopo l’altro.

Il fuoriprogramma nel tour dei Vigneron: anteprime esclusive in Maison De Venoge 

Il tour tra i Vigneron di Champagne inizia con un fuoriprogramma: siamo tornati per qualche anteprima nella splendida Maison De Venoge
Il tour tra i Vigneron di Champagne inizia con un fuoriprogramma: siamo tornati per qualche anteprima nella splendida Maison De Venoge

Il viaggio inizia con un fuoriprogramma da Epernay, dove abbiamo il piacere di soggiornare presso la splendida cornice della Maison De Venoge, al 33 di Avenue de Champagne. Qui, insieme a Monsieur le président, Gilles de la Bassetière, abbiamo l’onore di degustare un millésimé 1988 sboccato à la volée, il 2012 in bianco della Maison e la versione Rosé del Louis XV in quella che è stata un’anteprima assoluta: l’uscita sul mercato è avvenuta, infatti, solo in questo inizio maggio. E poi, tanti altri prodotti ancora firmati De Venoge che, così come era stato qualche mese fa in occasione della nostra precedente visita, ci hanno lasciato la sensazione dell’esperienza unica vissuta che porteremo a lungo nei nostri ricordi.

Pierre Legras e la sua interpretazione del Grand Cru di Chouilly

Il nostro tour tra i Vigneron parte da Chouilly, villaggio Grand Cru a Nord della Côte des Blancs. Ad attenderci, per cena, Vincent e Marceline Legras. Vincent ha dato vita nel 2002 alla cantina Pierre Legras, che porta il nome di uno dei suoi antenati nato all’inizio del 1600 e contemporaneo di Dom Perignon. Dieci ettari vitati, sette di Chardonnay e il resto Pinot Noir e Meunier. Supportato dalla moglie Marceline, che si occupa dell’area commerciale e in particolar modo dell’export dei vini, negli anni ha deciso di puntare tutto sul territorio, riuscendo ad estrarre bollicine di profonda mineralità e finezza. Abbiamo avuto il piacere di assaggiare tutta la gamma, riscontrando queste caratteristiche in ogni calice.

A colpirci particolarmente la cuvée Black Jackets, forse perché era una delle poche bottiglie della sua gamma che ancora ci mancavano, forse perché di tutta la produzione è la più atipica. Un Blanc de Noir, 80% Pinot Noir e 20% Meunier. Un vino dal packaging molto accattivante, omaggio agli appassionati di motociclismo, proprio come Vincent e Marceline. Una bevuta fresca, semplice ma allo stesso tempo di carattere. Note di frutta secca, frutto rosso con una mineralità marcata e una persistenza infinita.

Nella patria dello Chardonnay con Guy Charlemagne

Philippe Charlemagne, Vigneron a Mesnil-sur-Oger, al cuore della Côte des Blancs
Philippe Charlemagne, Vigneron a Mesnil-sur-Oger, al cuore della Côte des Blancs

Il nostro tour dei Vigneron ci ha poi condotto in quella che per i più è la patria assoluta dello Chardonnay: Mesnil-sur-Oger, al cuore della Côte des Blancs. Conosciuto da tanti per via dei mostri sacri come Salon o il Clos de Mesnil di Krug, questo villaggio Grand Cru dona le proprie uve anche a molti (più o meno) piccoli Vigneron, che riescono a dar vita a cuvée davvero eccezionali. È il caso di Guy Charlemagne.

La sua cantina si trova esattamente di fronte alla Maison Salon. Philippe rappresenta la quinta generazione e porta avanti il lavoro iniziato dalla sua famiglia nel 1892. Nelle bellissime cantine sotterranee, scavate nel gesso tipico del villaggio, si percepisce tutta la storia e la tipicità della regione della Champagne. Philippe vinifica separatamente le parcelle con le quali, nelle annate migliori, crea oltre alle cuvée anche dei parcellari. A colpirci, in particolare, Le Coulmets annata 2014. Uno Champagne con una acidità spiccata, ma perfettamente equilibrata, evoluto, ma allo stesso tempo fresco e piacevole.

In generale le bollicine di Charlemagne colpiscono per l’acidità elevatissima, tipica del terroir di Mesnil, e per il grande potenziale evolutivo che racchiudono in sé. E non dimentichiamo il Mesnillesimé, etichetta degustata in verticale 2008, 2012, 2014. Piacere assoluto, identitari fino in fondo: lo Chardonnay di Mesnil all’ennesima potenza.

Il Vigneron che ama l’Italia (e il Pinot Noir): Secondé-Simon

Lasciamo la Côte des Blancs, direzione Montagne de Reims, nella sua parte Sud. Arriviamo ad Ambonnay, uno dei villaggi storici per il Pinot Noir di Champagne e che ne hanno plasmato la storia. Qui ad attenderci sono Nicolas e Jerome. Siamo arrivati da Secondé-Simon, cantina fondata da Jean-Luc Secondé e ora guidata dal genero Jérôme Bôle. Nicolas Secondé è lo chef de cave, nonché consulente enologo per diverse realtà anche in Italia (tra Oltrepò e Franciacorta, ma ora sarebbe in avvio un progetto anche nella zona del TrentoDoc), e il suo italiano è eccellente. La famiglia conferisce da sempre parte delle proprie uve alla Maison Krug. Il protagonista qui è senza dubbio il Pinot Noir, che in questo territorio riesce ad esprimersi al meglio.

Nella patria del Pinot Noir, la Montagne de Reims, si trova un'altra famiglia di Vigneron: Secondé-Simon
Nella patria del Pinot Noir, la Montagne de Reims, si trova un’altra famiglia di Vigneron: Secondé-Simon

I vini di Secondé Simon sono vinificati in acciaio e alcune cuvée vengono fatte affinare anche in legno. Abbiamo avuto il privilegio di assaggiare una bottiglia in formato magnum sboccata à la volée annata 1971 e una del 1998: due vini molto evoluti, didattici che permettono di capire meglio il potenziale evolutivo del Pinot Noir di Ambonnay.

Per quanto riguarda i vini della gamma, assaggiata per intero, a colpirci la Cuvée Melodie, Pinot Noir in purezza con cinque anni di permanenza sui lieviti e le cui uve provengono dalle migliori parcelle della proprietà. 

La Champagne che non ti attendi: la Cote de Vitryat di Bolieu

Riprendendo il cammino, ci dirigiamo a Sud Est, verso un’area poco conosciuta, ma non per questo meno interessante: la Cote de Vitryat.

A pochi chilometri da Vitry, a Bassuet, si trova la cantina Bolieu, guidata da marito e moglie: Charles e Laurence. In questa zona viene coltivato specialmente lo Chardonnay, che cresce in aree collinari esposte a Sud-Est. Bolieu possiede 6,5 ettari, 95% Chardonnay e 5% Meunier. La vinificazione avviene in acciaio e in grandi botti di legno. La produzione è davvero limitata e conta poco più di 25mila bottiglie.

Molte delle bollicine di questo Vigneron contengono una parte di vini “Solera”, formata a partire dal 1997. Il Blanc de Blancs Fleur de Craie si conferma il nostro preferito: la sua straordinaria eleganza, evoluzione, mineralità e freschezza, d’altronde, non possono lasciare indifferenti. Si dice spesso che lo Chardonnay della Côte des Blancs non abbia eguali, ma bevute come questa hanno tutte le carte in regola per giocarsi la partita.

Il pioniere tra i Vigneron biodinamici di Champagne: Erick Schreiber

Uno dei pionieri della biodinamica tra i Vigneron: Erick Schreiber
Uno dei pionieri della biodinamica tra i Vigneron: Erick Schreiber

Ultima tappa del nostro viaggio, già di strada per l’Italia, in Côte des Bar: ci fermiamo da Schreiber. A Corteron sorge la cantina, oggi guidata da Erick, uno dei primi Vigneron a sperimentare la biodinamica in Champagne. La sua prima bottiglia vede la luce nel 1988 e da allora ha sempre sviluppato studi per la creazione di ceppi di lieviti biodinamici e altri brevetti che ora sono utilizzati anche da altri produttori vicini. Un Vigneron atipico. Un convinto sostenitore delle teorie di Rudolf Steiner. Un pozzo di conoscenza: da ascoltare per ore. Ovviamente anche in questo caso abbiamo degustato l’intera gamma ed Erick ci ha deliziato con due bottiglie della sua cantina privata: una 1998 e una 2000. Altra esperienza indimenticabile, così come le altre storie di questo viaggio nell’identità della Champagne dei Vigneron. Merci!

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