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Classifica delle cantine italiane 2023: chi sale e chi scende

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Il 2022 è stato anno da record per il vino italiano. E a confermarlo sono anche le performance delle imprese tricolore best performer del settore. Nella classifica delle cantine italiane stilata da Mediobanca, ecco chi nel 2022 ha guadagnato posizioni in graduatoria e chi, invece, ne ha perse. La grande certezza rimane la vetta del podio, che anche negli scorsi 12 mesi è stata appannaggio di Cantine Riunite – Giv.

Cantine Riunite – Giv si conferma leader del vino italiano: la classifica Mediobanca

Come anticipato, la leadership di vendite nel 2022 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite – Giv, con fatturato a 698,5 milioni (+10,1% sul 2021). 

Rispettivamente al secondo e terzo posto, completano il podio del vino italiano il neonato polo vinicolo Argea (455,1 milioni, +9,6%) e Iwb, in crescita del 5,2% sul 2021 a 430,3 milioni. 

Fatturato 2022 superiore ai 400 milioni di euro anche per la cooperativa romagnola Caviro (417,4 milioni) che segna una progressione del 7,1% sul 2021. 

Sette, poi, le società a rilevare ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: la cooperativa trentina Cavit (fatturato 2022 pari a 264,8 milioni di euro, in calo 2,3% sul 2021), la veneta Santa Margherita (260,7 milioni di euro, +18,2%), la toscana Antinori (245,4 milioni di euro, +14,9%), la piemontese Fratelli Martini (237,6 milioni, +8,2%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2022 pari 235,2 milioni di euro (+30,9%), la trentina Mezzacorona (213,4 milioni, +8,6%) e la storica Casa Vinicola Zonin (200,1 milioni, +0,8%). 

Osservando la redditività (rapporto tra risultato netto e fatturato), il 2022 vede in testa la toscana Frescobaldi (28,4%) seguita dalla veneta Santa Margherita (19,7%). Chiude il podio Terra Moretti con un utile su fatturato del 13,7%, in aumento di 4,4 punti percentuali sul 2021, secondo tasso di crescita più alto dopo quello della Berlucchi (10,7%, +6 p.p. sul 2021). 

Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 96,4%, mentre Ruffino il 93,2%.

Cantine Riunite – Giv si conferma leader del vino italiano per performance e fatturato: la classifica delle cantine italiane Mediobanca.

Territori del vino: le migliori performance

Dai conti aziendali emergono le specificità regionali dall’indagine Mediobanca. Nel 2021 il miglior Roi tocca alle aziende piemontesi (8,9%), alle toscane il più alto Ebit margin (15,7%). 

In Toscana anche la maggiore solidità finanziaria, con i debiti finanziari pari ad appena il 22,1% del capitale investito. 

Grandi esportatori i produttori piemontesi (68,9% del fatturato). Mentre brilla la Lombardia (Ebit margin 2021 all’8,5%) con vendite 2021 in aumento del 18,6% trainate dalle bollicine (+29,9%) che rappresentano la metà del fatturato complessivo. 

Nel 2022 gli spumanti spingono la crescita delle imprese venete (+13,4%). Performance superiori alla media nazionale anche per Puglia (+21,1% sul 2021) e Sicilia (+14,9%). 

Ottimismo, infine, per le prospettive 2023 da Friuli-Venezia Giulia (+9,9% sul 2022), Lombardia (+6,7%), Piemonte (+6,1%) e Sicilia (+5,6%).

Cantine Riunite – Giv si conferma leader del vino italiano per performance e fatturato: la classifica delle cantine italiane Mediobanca.

La governance delle cantine italiane: un modello da rivisitare

Come dimostra il vertice della graduatoria dei fatturati del vino italiano, nel 2022 cresce la partecipazione dei fondi di private equity nei capitali delle principali imprese vinicole (+63,5% sul 2020), attestandosi al 4,6% del totale. Al controllo familiare spetta invece il 65,8%. 

A livello di board, prevalgono compagini asciutte (l’86,6% dei CdA non superano i cinque componenti) e verticistiche (52% i casi in cui le deleghe operative sono concentrate nelle mani di un solo soggetto). 

Cantine Riunite – Giv si conferma leader del vino italiano per performance e fatturato: la classifica delle cantine italiane Mediobanca.

Le presidenze (età media 62,5 anni), soprattutto nel caso in cui sono associate alla carica di Consigliere delegato (64,4 anni), sono ricoperte da soggetti relativamente più anziani. L’età media del Consigliere è di 55 anni. 

Gli appartenenti alla Gen X sono la fascia generazionale più rappresentata (41,2%), seguiti dai Baby Boomers (39,1%). I Millennials occupano il 13,1% delle cariche. 

Ancora molto è da fare in tema di quote rosa: le donne sono il 12,8% dei board (23,8% nelle società non cooperative) e l’8,8% dei presidenti (15,7% tra le non cooperative).

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