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Come cambia l’Oltrepò Docg Metodo Classico: le modifiche al disciplinare

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Cara Terra del vino, dove vai se una Docg non ce l’hai? E se ce l’hai chiedi alle tue donne e ai tuoi uomini, di tenerla stretta, di custodirla. E poi raccontala e cerca di averne cura. Non è una preghiera, né un mantra, è una scelta sostenibile. Come oggi si dice, fin troppo, e si fa meno. È una questione di pregio, di eccellenza. È una questione di Denominazione di Origine Controllata e Garantita, dove le lettere e la sigla hanno un significato, tracciano una strada, sostenibile, esigono lavoro, più lavoro. È quello che pensano i Consorzi che operano per valorizzare e tutelare il vertice della propria piramide, proprio lì, come una stella cometa, dove si trovano i vini Docg. E proprio in questi giorni l’Assemblea dei soci del Consorzio che producono la denominazione Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico, ha approvato la modifica del disciplinare che prevede tra l’altro la variazione del nome della Denominazione in “Oltrepò Docg Metodo Classico”. Ma cambia anche la raccolta delle uve, ora manuale, e l’inserimento della tipologia Riserva con almeno 48 mesi di permanenza sui lieviti. 

Che cos’è una Docg

Cos’è una Docg lo spiega Federdoc. La dicitura è riservata ai vini di particolare pregio, con elevate caratteristiche qualitative intrinseche, effetto anche dell’incidenza di fattori naturali, umani e storici e che hanno acquisito rinomanza e valore commerciale a livello nazionale e internazionale.

Sono sottoposti a regole di produzione più severe e hanno disciplinari di produzione molto più restrittivi rispetto a quelli per vini a Denominazione di Origine Controllata da cui derivano. 

Prima di essere riconosciuti come Docg questi vini devono aver avuto una militanza di almeno sette anni tra vini Doc. La legge fissa, inoltre, la capacità massima delle bottiglie commercializzate che non può superare i 6 litri, ognuna che deve essere munita di uno speciale contrassegno, stampato all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato o da tipografie autorizzate, ossia una fascetta con un’indicazione di serie e un numero di identificazione. Tale fascetta è assegnata agli imbottigliatori per ogni singola bottiglia prodotta e/o partita.

Eccola quella fascetta che brilla, da contare e ricontare, perché diventi distintivo e credibilità di un luogo del vino, che punta a illuminare la propria stella cometa, è senza dubbio una delle priorità del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, importante area produttiva del vino che vanta 6 Doc e una Docg, quella del suo Metodo Classico. 

Come cambia l’Oltrepò Docg Metodo Classico: le modifiche al disciplinare del Pinot Nero e delle bollicine Docg dell’Oltrepò Pavese.

Cosa cambia con la nascita dell’Oltrepò Docg Metodo Classico: la scelta dell’assemblea dei soci

La modifica del disciplinare Docg, che prevede tra l’altro la variazione del nome della Denominazione in “Oltrepò Docg Metodo Classico”, è stata portata avanti con decisione attraverso un progetto partito con i Tavoli delle Denominazioni, rilancio del territorio vitivinicolo scattato nel 2019, sostenuto con costanza dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, e concretizzatosi grazie ad una strategia di unità del territorio.

Come cambia l’Oltrepò Docg Metodo Classico: le modifiche al disciplinare del Pinot Nero e delle bollicine Docg dell’Oltrepò Pavese.

L’allora presidente del Consorzio Oltrepò Pavese, Luigi Gatti, affermava con fermezza:

“Per la prima volta dopo mesi di lavoro abbiamo tutti le idee chiare sull’identità di un nome – quello dell’Oltrepò – che diventa bandiera anche di un vino, quello del Metodo Classico – un nome portabandiera che di fatto ridefinisce il Territorio. Una scelta consapevole e logica di identificazione precisa”.

Le modifiche al Disciplinare della Docg, deliberate a larga maggioranza dall’Assemblea del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese riunitasi martedì 6 dicembre 2022, a Riccagioia di Torrazza Coste (Pavia), “Documentano una nuova maturità territoriale, conquistata anche grazie all’arrivo in questi anni di nuovi produttori-imprenditori e un sostanziale svecchiamento del settore, che punta su mentalità più aperte e aperte all’innovazione, consapevoli della storicità e della cultura di questa terra del vino. È un nuovo territorio del vino, orgoglioso della propria storia ma che guarda anche avanti”, come spiega Carlo Veronese, alla direzione del Consorzio da settembre 2019.

“Il risultato di questa Assemblea arriva in un clima sereno e costruttivo, ed è un passo importante per il futuro della denominazione al vertice della piramide qualitativa dell’Oltrepò Pavese. Inizieremo subito a lavorare per dare attuazione alle richieste dei soci e poter inviare, nel più breve tempo possibile, alla Regione Lombardia la documentazione necessaria all’approvazione di Regione, Masaf e Commissione Europea”.

Oltrepò Pavese, partner dello Slow Wine Tour 2022

Il Pinot Nero e le bollicine Docg dell’Oltrepò Pavese

È questo il viaggio da compiere perché le modifiche siano previste da un nuovo Disciplinare che dovrà corrispondere all’Oltrepò Metodo Classico Docg, un mondo di bollicine, fiore all’occhiello dell’area dell’Oltrepò Divino, che rappresenta il 65% circa della produzione del vino in Lombardia.

L’obiettivo principale di questo lavoro, tappa dopo tappa, è la migliore riconoscibilità e identità del prodotto di qualità.

“La promozione messa in atto anche affrontando piazze importanti internazionali come gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone, ci dice che le bollicine Docg dell’Oltrepò stanno crescendo in consensi e possono conquistare un ruolo importante nel mondo della spumantistica italiana e mondiale. Basta parlare solo di potenziale. Questa è economia del vino crescente e sostenibile. Alla base di questo tipo di risultati ci deve essere prima di tutto coesione”, dice Gilda Fugazza, presidente dal 2020, prima donna al vertice di un Consorzio con oltre 60 anni di attività, nato nella primavera del 1977 come evoluzione del precedente Consorzio Volontario di Tutela dei Vini dei Colli dell’Oltrepò Pavese.

Come cambia l’Oltrepò Docg Metodo Classico: le modifiche al disciplinare del Pinot Nero e delle bollicine Docg dell’Oltrepò Pavese.

Il territorio su cui insiste la Denominazione Oltrepò è la parte collinare dell’omonima zona situata a sud del grande fiume, il Po così ben decantato da Gianni Brera e attraversa la provincia di Pavia da Ovest a Est. 

È un Oltrepò che vanta quattro valli orientate all’incirca secondo la direttrice Sud – Nord e che collegano il clima mediterraneo marino della Liguria a quello più continentale della Pianura Padana.  

Questa è la terza area produttiva di Pinot Nero, vitigno internazionale che qui è considerato storico, per via della sua antica presenza e vinificazione di qualità come racconta la storia spumantistica italiana e per la sua versione in rosso, sempre di più alta qualità. 

Si riparte dunque dallo spumante Oltrepò Metodo Classico Docg, da Pinot Nero, che identifica e si identifica in un territorio ma il gruppo lavora anche per le altre Doc che secondo Gilda Fugazza “non sono affatto troppe, ma sono occasione di valorizzazione di identità, biodiversità e proposta aperta per un mercato sempre più preparato ed esigente. Dal Pinot Nero, ai grandi e affascinanti blend, dalla Bonarda pop per antonomasia, la Croatina, al Riesling che trova sempre più seguaci”.

“Dobbiamo lavorare molto sulle nostre Doc, ribadire con fermezza l’importanza che le denominazioni hanno nel panorama agroalimentare italiano e non. Le Denominazioni rappresentano la tutela dei nostri prodotti di qualità e sono una garanzia per il consumatore e per tutto il mondo agroalimentare. Questo è fondamentale. Quando parliamo di denominazioni affrontiamo non solo l’aspetto della qualità e genuinità dei prodotti ma allarghiamo il nostro sguardo oltreconfine”.

E Gilda Fugazza conclude: “La tutela dei prodotti, di cui il Consorzio deve essere il primo promotore, passa dal processo concreto della sostenibilità. Il nostro compito è quello di tutelare i prodotti, di valorizzarli e promuoverli, di fare crescere il territorio e non stancarci di raccontare a tutti, consumatori e non, cosa c’è dietro una bottiglia divino. Una forza economica del buon vivere”.

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