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Il Prosecco Doc fa breccia in Cina: export a +30% e a Pechino la Gen Z ne riscrive il racconto

Nel primo semestre 2026 il Prosecco Doc cresce di oltre il 30% in Cina. A Pechino oltre 100 studenti reinventano le bollicine.
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Nel primo semestre del 2026 le vendite della denominazione sul mercato cinese crescono infatti di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un balzo record, e arriva insieme a un progetto originale. A Pechino il Consorzio di Tutela della Doc Prosecco ha portato le sue bollicine in due università, la Uibe e la Blcu. Qui due masterclass guidate dal sommelier Ais David Cheng hanno coinvolto oltre cento studenti cinesi. Proprio loro, i ragazzi della Gen Z, hanno poi inventato nuovi slogan e format di comunicazione per il vino italiano.

Un mercato giovane, ma con grandi margini

Oggi la Cina assorbe circa 1 milione di bottiglie all’anno, cioè lo 0,2% dell’intera quota export della denominazione. Si tratta quindi di una fetta ancora piccola. Resta però un bacino strategico, con un potenziale di sviluppo costante. Del resto, i numeri complessivi descrivono una denominazione leader nel mondo. La Doc Prosecco si estende tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia e riunisce 12.322 viticoltori, 1.110 aziende vinificatrici e 350 case spumantistiche. Nel 2025 ha toccato una produzione di 667 milioni di bottiglie, per un valore al consumo stimato in 3,6 miliardi di euro.

A commentare i risultati è Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio: 

«Il Prosecco Doc è oggi un ambasciatore dello stile di vita italiano nel mondo, e il successo di queste masterclass ne è ulteriore conferma. Il mercato cinese, che nel primo semestre 2026 ha registrato un ottimo +30%, è per noi uno sguardo nuovo su un contesto in cui la nostra denominazione vuole crescere con rispetto, curiosità e visione di lungo periodo.»

In aula tra Metodo Martinotti e Spritz

In questo scenario di crescita nasce l’iniziativa del Consorzio con l’Università di Commercio Internazionale ed Economia (Uibe) e l’Università di Lingue e Culture di Pechino (Blcu). Durante le due masterclass, David Cheng ha accompagnato gli studenti alla scoperta della storia della denominazione e del Metodo Martinotti. Poi è stata la volta della degustazione e della mixology, con il classico Spritz. Nei calici, le selezioni di 13 cantine rappresentative della Doc: Borgo Molino, Bosco del Merlo, Bottega, Brilla!, Cantina Trevigiana, De Stefani, La Gioiosa, Masottina, Martellozzo, Paladin, Piera 1899, Tenuta Sant’Anna e Valdo.

“L’ospite che arriva da lontano” secondo la Gen Z

Il cuore del progetto, però, è stata la sfida creativa. Gli studenti hanno reinterpretato il brand partendo dal nome, proponendo caratteri cinesi legati ai concetti di gioia, effervescenza e convivialità, ispirati all’incontro con l'”ospite che arriva da lontano”, ovvero il Prosecco Doc. Non solo. I ragazzi hanno immaginato anche strategie promozionali su misura. Si va dalle collaborazioni con programmi tv dedicati al benessere e allo stile di vita slow al coinvolgimento di testimonial locali. Spuntano poi progetti di co-branding ispirati al guochao, la tendenza a valorizzare prodotti e linguaggi che reinterpretano in chiave contemporanea l’identità culturale cinese. Infine, l’idea di portare le bollicine nei momenti di relax pomeridiano.

Questi giochi linguistici rendono il nome più immediato e attraente per il pubblico cinese. Allo stesso tempo, costruiscono una narrazione ricca di significato, in cui il Prosecco diventa protagonista della tavola e delle occasioni di festa. Con sé porta valori di accoglienza, gioia e socialità. Lo sottolineano anche le docenti Wang Ying (Uibe) e Zhang Yuan (Blcu): il progetto dimostra come l’estetica e la cultura enogastronomica italiana sappiano unire mondi diversi. E offre al Consorzio spunti concreti per le future campagne di posizionamento del Prosecco Doc in Cina.

Guidolin guarda già avanti: 

«Il Prosecco Doc parla un linguaggio universale, fatto di gioia e convivialità: vederlo reinterpretato dai giovani cinesi con tanta freschezza, ci conferma che la strada del dialogo culturale è quella giusta. Il vino, quando è autentico e legato a un territorio, sa costruire ponti tra culture. Questi risultati sono uno stimolo concreto per le nostre future strategie di promozione, e ringraziamo l’Uibe, la Blcu e David Cheng per aver reso possibile questo dialogo.»

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