Nord contro Sud. Una contrapposizione antica, capace di attraversare la storia, la politica e la cultura di interi popoli. La rivendicazione delle proprie radici, la difesa delle differenze, la ricerca di un’identità che si affermi anche attraverso il confronto con l’altro: sono dinamiche che caratterizzano le società e che, spesso, finiscono per trasformare le diversità in antagonismi. Eppure, esiste un modo diverso di interpretare questa dialettica. Un modo che non cancella le differenze, ma le valorizza, trasformandole in uno strumento di crescita collettiva. È la lezione che arriva dalla Montagne de Reims, dove 12 Vigneron della Champagne hanno scelto di mettere da parte la logica dei confini per raccontare insieme la ricchezza dei propri territori.


Champagne, 12 vigneron tra Verzy, Verzenay, Bouzy e Ambonnay
Da una parte Verzy e Verzenay, a nord, dall’altra Bouzy e Ambonnay, a sud. Quattro villaggi, quattro identità territoriali, un patrimonio viticolo di straordinario valore e una vocazione che trova nel Pinot Noir uno dei suoi interpreti più autorevoli, senza escludere le espressioni di grande finezza dello Chardonnay.
I produttori coinvolti nell’iniziativa sono Champagne Sacy Soeur & Frère, Champagne Pierre Deville e Champagne Adrien Renoir per Verzy; Champagne Rousseaux-Batteux, Champagne Mathieu Godmé-Guillaume e Champagne Péhu Simonet per Verzenay; Champagne Brice, Champagne Pierre Paillard e Champagne Georges Rémy per Bouzy; Champagne Egly-Ouriet, Champagne R.H. Coutier e Champagne Marguet per Ambonnay.
L’occasione è nata dalla volontà di far conoscere i propri vini e i territori da cui prendono forma. Ma, al di là della degustazione, il significato dell’iniziativa è più ampio: dimostrare che la promozione di un territorio può diventare un progetto condiviso, capace di amplificare la visibilità di ogni singolo produttore.



La Montagne de Reims arriva a Parigi: degustazione a Chais d’Œuvre
Dopo l’appuntamento dello scorso anno a Reims, questa volta i vigneron hanno scelto Parigi. Lunedì 12 ottobre scorso, nel cuore di una città che rappresenta una delle vetrine internazionali più importanti per il settore enogastronomico, una delle sale di Chais d’Œuvre, il club fondato da Manuel Peyrondet, Meilleur Sommelier de France nel 2008, ha ospitato una giornata di degustazione fuori dagli schemi. Sei produttori del versante settentrionale della Montagne de Reims e sei di quello meridionale hanno incontrato professionisti della ristorazione, sommelier e operatori della distribuzione e del commercio del vino. La risposta è stata significativa: una sala animata per tutta la giornata, con presenze provenienti da diversi Paesi e un pubblico di professionisti interessato a conoscere, confrontare e approfondire. Tra i banchi d’assaggio, calice alla mano, si respirava un’atmosfera di condivisione autentica. Non soltanto la volontà di presentare le proprie etichette, ma il desiderio di raccontare una cultura produttiva, di mettere a confronto sensibilità differenti e di mostrare come un territorio possa esprimersi attraverso molteplici interpretazioni. È proprio qui che l’iniziativa rivela la sua intuizione più intelligente.



Fare squadra nel mondo del vino: la lezione dei vigneron della Champagne
Nel mondo del vino, dove la reputazione si costruisce attraverso il tempo, la qualità e la riconoscibilità, non sempre è sufficiente produrre grandi bottiglie. Occorre anche saperle portare davanti alle persone giuste, costruire relazioni, intercettare nuovi mercati e trovare il modo di distinguersi in un panorama internazionale sempre più affollato. La qualità è il presupposto, ma la capacità di comunicarla e di creare occasioni concrete di incontro è ciò che può trasformarla in riconoscimento. I 12 vigneron della Montagne de Reims sembrano averlo compreso bene. Hanno scelto di presentarsi insieme, mettendo in comune energie, relazioni e opportunità, senza rinunciare alle peculiarità dei singoli domaine. La collaborazione, in questo caso, non appiattisce le identità: le rende più visibili. Sì, perché fare squadra non significa diventare uguali, ma riconoscere che le diversità possono rafforzarsi reciprocamente. Il Nord non deve smettere di essere Nord per dialogare con il Sud e viceversa. Ed è proprio la specificità di ciascun territorio a rendere interessante il confronto. Questa scelta contiene anche una lezione di strategia. Presentarsi individualmente significa chiedere al mercato di riconoscere una singola realtà, mentre costruire un progetto collettivo significa, invece, creare un’occasione più ampia, capace di attirare attenzione e di generare nuove relazioni. Il risultato può essere un vantaggio per tutti, purché ciascuno continui a custodire la propria personalità.



Promozione del territorio e nuovi mercati: il valore di un progetto condiviso
Uscire dalla dimensione locale non significa abbandonare le proprie radici. Significa dare loro la possibilità di essere conosciute, comprese e apprezzate da un pubblico più ampio. Mi auguro che iniziative come questa trovino molti imitatori. Non perché ogni territorio debba necessariamente replicare lo stesso modello, ma perché il mondo del vino ha bisogno di nuove forme di confronto, di collaborazione e di apertura. La Montagne de Reims, con questa giornata parigina, ha dimostrato che le differenze non sono necessariamente un ostacolo da superare. Possono diventare il punto di partenza di un progetto comune. E forse è proprio questa la lezione più importante: nel vino, come in molti altri settori, non sempre vince chi riesce a farsi spazio da solo. A volte, la scelta più ambiziosa è capire quanto lontano si possa arrivare insieme. Chapeau e viva i vigneron del Nord e del Sud della Montagne de Reims. Appuntamento al 2027!




































